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Quali Comuni rischierebbero se il Vesuvio esplodesse? Sono 63, ecco la mappa

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di Simone Rausi

Cosa succederebbe se il Vesuvio si risvegliasse? Geologi e studiosi hanno ipotizzato parecchie tesi, alcune rassicuranti, altre decisamente apocalittiche. Allo stato dell’arte, la strategia migliore resta quella di non pensarci. I napoletani convivono tranquillamente con il loro angelo custode ma qualcuno deve pur prevedere, organizzare, studiarci su. Oggi, sulla Gazzetta Ufficiale, è stata pubblicata la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 16 novembre 2015 che, provando a tracciare un piano di emergenza, ha individuato i Comuni che potrebbero essere pesantemente colpiti da una eventuale eruzione. Anche perché l’angelo del Golfo, potrebbe diventare un diavolo in pochi minuti.

Allarme Vesuvio: Napoli in pericolo?

Non vogliamo certo prendere come riferimento l’esplosione del 79 d.C. che rase al suolo Ercolano, Pompei e altre città ma di certo c’è che il Vesuvio rimane pur sempre un vulcano esplosivo in stato di quiescenza dal 1944 e che il monitoraggio deve essere continuo. I comuni più a rischio sono quelli inseriti nella cosiddetta zona rossa (alto pericolo). La quota, che fino al 2001 era ferma a 18, è salita a 27 e comprende, tra gli altri, i Comuni di Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Sant'Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase, Nola, Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano, Scafati, Pomigliano d'Arco.

A questi, per salire a quota 63, vanno inseriti i comuni nella zona gialla. Qui il rischio appare più moderato ma il pericolo resterebbe comunque molto elevato. Questa zona infatti, in caso di eruzione, sarebbe interessata dalla caduta di materiale piroclastico. Non ci riferiamo soltanto a cenere e lapilli in grado, al massimo, di sporcare la macchina. Parliamo di materiale che potrebbe far collassare interi edifici. Affinché questo accada dovrebbero depositarsi circa 300 kg di materiale al metro quadro, equivalenti a circa 30 centimetri di accumulo al suolo. Nella zona gialla è addirittura possibile (probabilità del 5%) che questa soglia venga persino superata.

La nuova definizione dei Comuni a rischio rende ora necessaria ll'adozione di specifiche misure di salvaguardia per la popolazione, con strategie operative diversificate e attuabili sul territorio al momento dell'emergenza. Il tempo fissato per istruire la Protezione Civile e fornire tutto il materiale necessario è di 5 mesi. I Comuni interessati sono talmente tanti che si parla di mezza Napoli. Sono quelli che si trovano all’interno dell’area circoscritta da Barra (ovest), Marsigliano e Camposanto (Nord), Monteforte Irpino e Cava de Tirreni (est), Meta di Sorrento e Positano (sud).

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