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Reggio Calabria, uniti contro la ’ndrangheta

Decine di migliaia di persone. Adulti, giovani. Ricchi, poveri. Uomini, donne. Di destra, di sinistra e pure del centro. Di ogni idea e cultura. Tutti insieme, questa mattina a Reggio Calabria, per partecipare alla manifestazione ‘No ’ndrangheta’, organizzata e promossa da ‘Il Quotidiano della Calabria’ dopo l’ultimo attentato al procuratore generale Salvatore Di Landro.

Realtà anche diversissime fra loro, unite da un desiderio – anzi, un grido – comune: basta alla sopraffazione della criminalità organizzata. La Calabria è anche altro, è anche cuore che batte nel segno dell’onestà. E’ voglia di crescere senza dover abbassare la testa davanti ai ricatti, ai morti ammazzati, a un potere che allunga i maledetti tentacoli ovunque.

C’erano tanti studenti, dietro quegli striscioni. E sindaci, parlamentari, politici di ogni livello, sindacalisti, membri di movimenti e associazioni antimafia e ambientaliste. Imprenditori e commercianti che ogni giorno lottano contro il tarlo del pizzo e delle mazzette.

C’erano tanti colori, soprattutto. Colori a contrastare il nero della lupara e il grigio del fumo degli spari. Colori a rappresentare una voglia, un disperato bisogno di uscire da questa ragnatela. Certo, confuso nella folla c’era anche qualcuno di ‘loro’. Che faccia tosta. Che vergogna. E però non aveva mica l’aria così contenta, questo qualcuno. Potranno pure sembrare innocue, simili giornate. Un po’ di caos e basta. Ma dà fastidio, il caos. Perché la ‘ndrangheta adora quel silenzio chiamatoomertà. Quella famosa legge delle tre scimmiette: che non vedono, non sentono, non parlano. E non sfilano nei cortei.

Nessun rappresentate istituzionale è salito sul palco per parlare. Come dire: nessuno ha voluto emergere sugli altri e attirare su di sé l’attenzione. Per un volta, meglio essere un composto omogeneo, come si legge nelle ricette di cucina. L’unico a far sentire la sua voce è lui, Di Landro, mentre gli agenti della scorta non lo perdono di vista un secondo: ‘Noi possiamo, vogliamo uscire dall’oppressione mafiosa. Vogliamo una Calabria libera dai condizionamenti della paura, una Calabria e una società che si muovono sul terreno dei principi’.

Bisogna partire - ha aggiunto il Procuratore - da tre obiettivi principali: uno educativo, uno preventivo e l’altro repressivo. Ma il più importante è quello educativo, perché rappresenta il fondamentale compendio per gli altri, perché si estrinseca nella famiglia e nella società’. Cambiare testa, quindi. Cambiare mentalità: è questa l’unica, vera arma contro il crimine organizzato. Lo diceva pure Falcone. Lo diceva anche Borsellino.

 (foto © Youtube)

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