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Riccio: "Ecco come ho aiutato a far morire Welby"

"Sono calmo, tranquillo e a posto con la mia coscienza". Queste le prime parole di Mario Riccio, il medico di Cremona che ha ammesso di aver aiutato mercoledì scorso Piergiorgio Welby a morire e che ora rischia 15 anni di carcere per omicidio colposo.

Il medico anestesista di Cremona è stato interrogato dalla Digos e dovrà poi passare per il giudizio dell'ordine dei medici, chiamato a valutare il suo comportamento deontologico.
"Secondo me non ci sono pericoli. Un'incriminazione? Sarebbe come il "Processo di Kafka". Spero che giuridicamente non accada nulla perché era doveroso intervenire".

Riccio ha spiegato a Il Giornale che il suo intervento si è limitato a interrompere le cure e che in nessun caso si può parlare di eutanasia. Un intervento, dice che, d'accordo con il paziente, avviene normalmente negli ospedali. "E' una situazione che io vedo e vivo continuamente nel mio reparto di terapia intensiva, dove capita spessissimo di fare queste scelte, quando medici e parenti concordano di rinunciare all'accanimento terapeutico...Che senso ha far soffrire ancora chi si trova in certe condizioni?".

Il medico ha raccontato come è andato il suo incontro con Welby: "Lui voleva che io prima interrompessi la terapia ventilatoria e che solo dopo lo sedassi. Gli ho spiegato che questo deontologicamente non si poteva fare, che semmai doveva essere il contrario. Sono tranquillo perchè sono convinto di aver fatto la cosa più giusta".

Sempre grazie al resoconto di Riccio, sono venute fuori altre particolarità, come quella di Welby che aveva chiesto la musica di Vivaldi prima dell'interruzione del ventilatore. Non trovando il cd da nessuna parte, i parenti hanno optato per Bob Dylan.
Nello stesso istante è iniziata la sedazione, un cocktail di farmaci iniettato per vena. Fino all’ultimo Piergiorgio voleva stare vicino ai suoi cari. "Mi devo concentrare sulla mia morte, è la prima volta che muoio", ha detto alla moglie poco prima della fine.
La sedazione è durata quaranta minuti prima della morte. Nella stanza, oltre al medico, c’erano la moglie di Welby, Mina, la sorella Carla, i radicali Marco Pannella, Marco Cappato, Rita Bernardini e Maria Antonietta, la vedova di Luca Coscioni.

In conferenza stampa, alla Camera, i radicali hanno spiegato i dettagli della morte assistita: "Welby è morto perché non voleva sentire ragioni. Due mesi fa era arrivato a staccarsi da solo il respiratore in un movimento di rabbia che era stato un miracolo, per lui paralizzato", ricorda Cappato, presidente dell’associazione Luca Coscioni.

Non si sono fatte attendere le reazioni politiche all'accaduto. "La morte di Welby per eutanasia pone un sigillo drammatico alla tragedia di una vita dolorosissima. E'certo un caso di eutanasia che, pero', non credo avra' un seguito penale", dice Francesco Cossiga.

"Mi ha stupito, addolorato, indignato il fatto che alla conferenza stampa di poche ore fa ci fosse anche un ministro del nostro governo. Il fatto che il ministro Emma Bonino, in quanto rappresentante radicale ma comunque con una doppia presenza, abbia legittimato una cosa che e' contro la legge, mi fa chiedere assieme ad altri colleghi le sue dimissioni". Ad affermarlo è la senatrice della Margherita Paola Binetti.

"In questi casi c'e' sempre il dramma delle scelte che dovra' fare l'ammalato quando puo' farlo, o che possono fare i suoi familiari, i medici, sempre nel rispetto assoluto della priorita' della vita, il grande valore che dobbiamo cercare di custodire con ogni mezzo", ha commentato il presidente del Consiglio Romano Prodi.
"Nessuna legge avrebbe potuto ne' potra' in futuro legittimare questo caso di eutanasia. E' sconcertante la spregiudicatezza politica con cui i radicali affrontano in modo ambiguo e inquietante le questioni della vita e della dignita' della persona". Queste invece le parole del ministro Rosy Bindi.

Sandro Bondi ha polemizzato con il modo in cui è stata interrotta la vita di Welby: "Non credo che in un Paese civile questioni cosi' delicate si possano risolvere in questo modo. Sono molto impressionato sia per la morte di Welby sia per le modalita' in cui e' avvenuta. Un cosi' drammatico caso umano avrebbe richiesto serieta' e pieta' umana".
"La commovente e tragica vicenda Welby e' stata sin troppo strumentalizzata per meschine ragioni politiche da chi ha dimostrato di non avere alcuna remora di tipo morale. Si e' giunti alla bassezza di rivendicare come meritorio un atto che ha posto fine a una vita piu' che a una sofferenza. Chi lo ha fatto non potra' non rispondere alla giustizia", ha detto Gianfranco Fini.

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