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Asilo Rignano Flaminio, maestre e bidella assolti. Nessuna violenza nell'asilo degli orrori

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di Simone Rausi

Tutti assolti con formula piena, maestre e bidella. La terza Corte d’Appello di Roma conferma quindi quanto già deciso per i 5 imputati coinvolti nel processo sulle violenze nella scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. Le maestre Marisa Pucci, Patrizia Del Meglio e Silvana Magalotti e la bidella Cristina Lunerti escono quindi indenni anche da questa nuova tornata giudiziaria. Stessa sorte anche per Gianfranco Scancarello, ex autore tv, coinvolto nelle vicende. Gli imputati erano stati assolti anche in primo grado dal tribunale di Tivoli.

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L’arresto – lo ricorderete – scatta per le tre maestre e la bidella nell’Aprile del 2007. Le accuse sono di atti osceni in luogo pubblico, associazione per delinquere, maltrattamenti, sottrazione di minore, sequestro di persona e violenza sessuale. A dare il via alle indagini le denunce dei genitori che nell’estate del 2006 si recano dalle autorità per raccontare dei sospetti abusi avvenuti dentro e fuori la scuola materna. Secondo quanto rivelato dal pm Mansi, tra il 2005 e il 2006 almeno 21 bimbi sarebbero stati oggetto di abusi…

Nell’aprile del 2012 è lo stesso Mansi a chiedere 12 anni di reclusione per tutti gli imputati ma appena un mese dopo il tribunale di Tivoli assolve tutti con una decisione scioccante che arriva dopo 9 ore di camera di consiglio. In quell’occasione l’ondata di sdegno dei genitori fu enorme e le porte dell’aula giudiziaria in cui si era svolto il processo furono prese a calci e pugni.

Anche oggi, pochi minuti dopo la diramazione della notizia, sono partiti in rete commenti molto duri e in alcuni casi trasversali. C’è chi, scettico nei confronti della giustizia, non crede sia giusto quanto deciso dalla Corte e grida vergogna infangando il sistema e tornando sui soliti luoghi comuni sui Tribunali italiani. C’è anche chi invece, con opinioni diametralmente opposte, rivendica finalmente che “giustizia è stata fatta” e bolla tutta la vicenda come un caso di “psicosi collettiva”. Di certo, questa resta una storia che ha segnato profondamente le cronache del nostro Paese.

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