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Riina, "Di Matteo deve morire". L'audio dell'intercettazione dal carcere di massima sicurezza

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Parole inquietanti, da non sottovalutare, quelle pronunciate dal boss Totò Riina nel corso di colloqui confidenziali con un altro detenuto illustre, altrettanto informato su mafia e politica, l’esponente di spicco della Sacra Corona Unita Alberto Lorusso.

Trattativa Stato-mafia, distrutte le intercettazioni sul Capo dello Stato

I due, a sentire le frasi intercettate nei corridoi del carcere di Opera a Milano, sono al corrente di tutte le novità su inchieste e sviluppi dei processi che li riguardano anche indirettamente, ma sembrano persino in possesso di notizie riservate, evidentemente giunte fin dentro le stanze del penitenziari di massima sicurezza.

Obiettivo numero uno dell’ex leader di Cosa Nostra, come è ormai chiaro da tempo, è il pubblico ministero di Palermo, “colpevole” di voler portare fino in fondo l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia senza fermarsi neanche di fronte all’eventualità di chiamare in causa le massime autorità istituzionali. “Non mi intimorisce”, confessa il capo storico dei Corleonesi all’interlocutore nel novembre del 2013 durante l’ora d’aria, ignorando la presenza di microspie pronte ad ascoltare le sue invettive contro il magistrato palermitano, apertamente minacciato e oggetto di un autentico piano omicida.

Deve fare la fine del tonno, lui deve essere il primo…il tonno buono” continua Riina, forte del consolidato feeling con Lorusso, il quale manifesta immediata disponibilità per eventuali azioni eclatanti in un futuro forse non lontano: Abbiamo un arsenale, si lascia scappare il pregiudicato pugliese a margine del discorso dell’anziano ma ancora lucido capomafia di Corleone.

L’allarme per l’incolumità personale del pm di Palermo, lanciato qualche settimana fa dalla procura del capoluogo siciliano e rimbalzato sulle colonne di alcuni importanti organi di stampa nazionali, si conferma di alto livello, soprattutto se si presta attenzione ad alcuni passaggi delle conversazioni captate nella struttura detentiva milanese, tra tutti l’impressionante grado di preparazione dei due detenuti su ogni dettaglio relativo allo svolgimento dell’attività giudiziaria.

Sia Totò Riina che Alberto Lorusso, infatti, erano al corrente della possibile partecipazione di una folta delegazione di magistrati ad un’udienza del processo Stato-mafia in solidarietà con Di Matteo, informazione che era circolata soltanto sui pc dei diretti interessati. Altro frammento preoccupante dei discorsi intercettati in carcere, il riferimento ad una esecuzione con i militari, come a quel tempo a Palermo” fatto dal Capo dei Capi al termine della filippica contro il disonorato pubblico ministero che “sta facendo carriera ma la pagherà.

L'audio dell'intercettazione

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