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Caso Parmalat, risarcimenti a rischio

Il caso Parmalat e la beffa. Il prossimo 18 aprile si svolgerà la sentenza di primo grado nel processo per aggiotaggio presso il Tribunale di Milano contro le banche Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank e Morgan Stanley e i cinque manager degli istituti esteri. E per le banche in questione potrebbe arrivare la prescrizione.

Gli Istituti, così, potrebbero non essere più costretti a pagare 80mila di quei 120mila obbligazionisti coinvolti. Nel caso di aggiotaggio, infatti, la prescrizione del reato per le persone fisiche scatta dopo sette anni e mezzo, ossia tra poche settimane. Era, infatti, dicembre 2003 quando il manager Calisto Tanzi viene arrestato e si arriva al crac Parmalat da 14 miliardi.

Cosa vuol dire questo? Vuol dire che per i manager Carlo Pagliani, Paolo Basso, Marco Pracca, Tommaso Zibordi e Paolo Bottache, i quali secondo l'accusa sostenuta dai magistrati Eugenio Fusco, Carlo Nocerino e Francesco Greco sono coinvolti nelle vicende del crac, pur arrivando a una sentenza di colpevolezza di primo grado scatterebbe la prescrizione del reato. E di conseguenza per gli 80mila risparmiatori svanirebbe il miraggio del rimborso.

La questione, dunque, è tragicamente semplice. In un primo momento, quando è scoppiato il caso, i risparmiatori hanno temuto di aver perso il denaro affidato alle obbligazioni della Parmalat; poi è arrivata la sentenza che ha dato ragione ai risparmiatori e ha riacceso la speranza; e adesso si profila la beffa, l'ombra della prescrizione sulla sentenza del tribunale. Risarcimenti a rischio quindi. Per vedere cosa accadrà non ci resta che attendere.

 (foto © LaPresse)

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