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Roma, insulti per il referendario Segni

Mario Segni approfitta del Primo Maggio per raccogliere un po' di firme per il referendum sulla riforma della legge elettorale. Ai banchetti si fermano tanti giovani a cui Segni spiega le ragioni della richiesta di referendum. L'atmosfera cambia improvvisamente: "È una legge truffa - grida un 40enne davanti al tavolo - il maggioritario lo vuole la P2, questo è un massone, che c'entri tu con il Primo maggio, che diritti hai su questa piazza". La situazione peggiora. L'uomo spinge i tavoli e butta via i volantini, mentre alcuni giovani provano a fermarlo.

Questa in breve, la cronaca degli insulti ricevuti da Mario Segni, leader referendario, nella giornata di ieri. "Hanno tutto il diritto di esprimere la loro opinione" commenta Segni e aggiunge "D'altronde Rifondazione comunista invita a non firmare. Noi siamo qui per un diritto democratico, loro hanno il diritto di non essere d'accordo".

"Erano ragazzi di Prc, che invitavano a non firmare per il referendum. Segni non è successo nulla solo perché noi dello staff lo abbiamo protetto e perché è giunta la polizia municipale" commenta Enzo Curzio, coordinatore di Roma per il referendum, mentre Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato promotore del referendum, aggiunge "Mi preoccupa, e molto, che questi atti possano, seppur in una prospettiva delirante, trovare un'oggettiva sponda nelle parole di chi non più di una settimana fa ha dichiarato che il referendum rende un cattivo servizio alla democrazia".

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