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Scuola media Mazzini (Roma): video hard mostrato in classe, intervengono gli psicologi

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Un video hard “rubato” alla cugina adolescente, esibito da una dodicenne in classe e condiviso a raffica con l’aiuto di WhatsApp, ha scatenato una vera e propria bufera all’istituto Mazzini di Roma, in zona Colosseo. Su iniziativa della preside della scuola, sono intervenuti alcuni psicologi, incaricati di affrontare nella maniera adeguata alla delicatezza dei soggetti coinvolti, i problemi emersi con questo discusso episodio.

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La protagonista della “bravata” e i suoi compagni saranno sentiti dallo sportello scolastico e verranno seguiti dal personale specializzato per un periodo ancora da definire, mentre nei corridoi della struttura palpabile è l’imbarazzo per quanto è accaduto nelle scorse settimane all’insaputa dei professori. La facilità con cui materiali decisamente impropri per individui di giovanissima età maneggiano i più moderni strumenti offerti dalla tecnologia anche durante gli orari di lezione e di studio, ma soprattutto l’approccio distorto alla sessualità da parte di fasce crescenti di minori, saranno temi al centro dell’attenzione per gli addetti ai lavori, dentro e fuori dalle aule della struttura scolastica di via delle Carine.

Il massimo dirigente del Mazzini ha infatti deciso di avviare un percorso di riflessione ad ampio raggio, prendendo spunto dall’imbarazzante vicenda del filmato a luci rosse circolato tra i banchi della scuola media nei giorni scorsi per mettere in gioco tutti, genitori e alunni, insegnanti e altre figure interne ed esterne all’istituto, in un’ottica di prevenzione e comprensione nel profondo dei problemi e delle sfide da affrontare in futuro.

Un primo passo in tal senso, a detta della preside Ester Rizzo, è il divieto di utilizzo dei telefonini a scuola, già vigente al Mazzini, ma è chiaro che per evitare il ripetersi di fatti simili a quello appena rimbalzato dalle aule romane alle pagine di giornali e di siti web servirà una strategia a lungo respiro.

“Ho sentito con le mie orecchie una bambina di 10 anni dire che avrebbe accettato di contrarre l’Aids pur di andare al letto con un ragazzo”, ha confidato al quotidiano Il Messaggero Mario Rusconi dell’Assopresidi, che infatti ha puntato l’indice contro la visione del sesso filtrata dai grandi media nazionali e “subita” in qualche modo dalle famiglie, “alle quali non possiamo delegare tutto”.

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