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Ruggero Jucker, arriva il permesso premio

Permesso premio a Ruggero Jucker. Sono trascorsi appena 9 anni dall'efferato omicidio da lui commesso. Nel 2002 l'imprenditore della ristorazione, 44 anni, uccise la sua fidanzata Alenya Bortolotto, 26 anni, con 22 coltellate, gettando poi un pezzo di fegato in giardino. Ma ora il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha concesso al detenuto la possibilità di uscire dal carcere di Bollate e di trascorrere in libertà 10 ore, in ogni caso accompagnato da un volontario e con l'obbligo di fare tappa da un medico.

Non solo. Tra due anni l'uomo tornerà in libertà. Ma vediamo perché. Il 24 ottobre 2003, in primo grado, Jucker aveva evitato l'ergastolo beneficiando del rito abbreviato. L'uomo venne così condannato a 30 anni. In secondo grado, però, la difesa chiese il 'patteggiamento in appello', ossia l'accordo tra l'imputato e la Procura generale, dove l'imputato rinuncia al ricorso e la Procura generale accetta un punto d'incontro sulla pena. I 30 anni sono così diventati 16, ai quali sono stati tolti 3 anni con l'indulto approvato dal Parlamento per i reati commessi sino al 2 maggio 2006. Come se non bastasse, poi, dal momento che i detenuti che si comportano bene hanno diritto ogni tre mesi a 45 giorni di 'liberazione anticipata', Jucker ha accumulato quasi 2 anni di 'sconto'. Ecco così che la pena è arrivata a 11 anni.

Fino a questo momento, nonostante l'uomo abbia maturato il limite per poter chiedere al magistrato di sorveglianza il primo permesso e nei suoi confronti sia stata emessa una prognosi di non pericolosità sociale, non gli è mai stato concesso alcun permesso premio. Ma ieri, dopo una lunga riflessione, il collegio formato dalla presidente Maria Laura Fadda, dal magistrato di sorveglianza Roberta Cossia e dagli esperti Laura Cesaris e Gianfranca Moiraghi, hanno deciso di firmare il primo via libera. A spingere il collegio verso questa decisione è stata il constatare che in Jucker, nei suoi familiari e negli psicoterapeuti, è ben presente la consapevolezza della patologia di cui egli soffre e dei comportamenti che più potrebbero ridestarla.

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