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Salvatore Parolisi condannato a 30 anni in appello per l'omicidio della moglie Melania Rea. Ergastolo evitato

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Niente ergastolo, ma 30 anni per l'omicidio della moglie Melania Rea: è questa la pena stabilita per Salvatore Parolisi dalla Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila, che mitiga così la sentenza di primo grado formulata a ottobre 2012. L'ex caporalmaggiore degli Alpini evita dunque il carcere a vita, in virtù del mancato riconoscimento delle aggravanti, ma la decisione del collegio giudicante di fatto conferma che è stato lui e nessun altro a uccidere Melania nel bosco di Ripe di Civitella il 18 ottobre 2011 con 35 coltellate.

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La sentenza della Corte d'Appello è arrivata dopo nove ore di camera di consiglio e 'solo' due e mezza di udienza, nel corso della quale il legale della famiglia Rea, Mauro Gionni, ha puntato soprattutto a confutare le prove addotte dagli avvocati di Parolisi per dimostrare l'innocenza del loro assistito. In particolare, Gionni ha scelto di proiettare in aula una videochat hard tra l'ex caporalmaggiore e la sua amante Ludovica Perrone, in cui si vedono i due che si mostrano l'un l'altra le parti intime. Un documento forte e particolarmente doloroso per i familiari di Melania, ma che il legale ha ritenuto necessario far conoscere ai giurati per contestualizzare la lettera d'amore scritta da Parolisi alla moglie: Gionni ha infatti spiegato che la missiva risale ad appena quattro giorni prima la chat erotica tra i due amanti, cosa che di fatto confermerebbe la tresca e la mancanza di sentimenti sinceri da parte dell'ex militare verso Melania.

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Tra accusa e difesa c'è stato poi scontro acceso su alcune macchie di sangue - per la prima una chiara evidenza della colpevolezza di Parolisi, mentre per la seconda una prova dell'estraneità dell'uomo all'omicidio della moglie - e su un'altra lettera scritta dall'ex caporalmaggiore alla sorella Francesca, in cui le chiede "di adoperarsi per l'affido della piccola Vittoria, che contrasta completamente con le dichiarazioni 'affettive' e di stima nei confronti della famiglia della moglie", come spiegato dal legale dei Rea, che ha concluso dicendo di capire il desiderio dei suoi assistiti di ottenere la conferma del carcere a vita, ma che "alla fine 25 anni o l'ergastolo non cambiano la responsabilità di Parolisi".

E i 30 anni, anche se forse non corrispondono a quanto sperava la famiglia di Melania, sono comunque stati accolti con soddisfazione dai Rea. "Abbiamo lottato per arrivare fin qui, abbiamo creduto nella giustizia, ora è arrivata questa sentenza tanto attesa", ha detto infatti il fratello della vittima, Michele, affermando: "Salvatore ha riportato questa ennesima condanna pesante, e sebbene resti sempre una sconfitta per la vita, resta una vittoria per la giustizia". Meno forti invece i toni dello zio, Gennaro, che ha osservato che "c'è rammarico di non sapere la verità e c'è una tristezza generale per tutto quello che è successo. Per noi non è assolutamente una vittoria" e ha concluso: "Non abbiamo avuto nessuna reazione, ma solo tristezza per non avere più Melania".

Dalla parte di Parolisi, invece, è palese l'insoddisfazione per la decisione della Corte d'Appello, anche se in mattinata una pena inferiore a 30 anni era considerata una "vittoria dibattimentale". "Salvatore si aspettava qualcosa di diverso, non dico l'assoluzione, ma... Ora non ci resta che accettare il verdetto e attendere le motivazioni", ha dichiarato infatti uno dei suoi avvocati, Nicodemo Gentile, che ha comunque concluso dicendo che "è importante aver eliminato l'ergastolo", anche se "ci aspettavamo una sentenza leggermente più umana".

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