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Salvatore Parolisi indagato. Sesso e violenza in caserma ad Ascoli, sergente all'allieva: "Devi offrirti a me"

di Claudia Gagliardi

Di giorno una caserma rispettabile, di notte un ritrovo per appuntamenti tra caporali e allieve: è quanto accadeva nella caserma Clementi di Ascoli Piceno, la stessa assurta agli onori delle cronache per la vicenda di Melania Rea. Si tratta del Reggimento addestramento volontari di Ascoli, cioè la caserma del caporalmaggiore Salvatore Parolisi, condannato a 30 anni per l’omicidio della moglie. L'uomo è nuovamnete indagato, seppur per un episodio minore, nell'ambito dell'inchiesta della procura militare di Roma su reati di violata consegna, violenza contro minore, minacce e ingiurie.

Salvatore Parolisi condannato a 30 anni in appello per l'omicidio della moglie Melania Rea. Ergastolo evitato

Sono dodici le persone finite nel registro degli indagati in questo filone nato due anni fa dall'inchiesta sul delitto di Melania Rea. Secondo la pm Antonella Masala sono diversi i capi d'accusa per cui risultano evidenti le responsabilità degli indagati, tra cui il sergente G. M., che invitava le sue allieve nell’Ufficio del plotone per convincerle ad avere rapporti sessuali. Un bicchierino dopo la mezzanotte, qualche ammiccamento e le pressioni sulle giovani soldatesse per fare sesso in cambio di favori, come la comunicazione anticipata della destinazione o altre facilitazioni personali.

Per Salvatore Parolisi, già in carcere a Teramo dopo la condanna per l'omicidio di Melania Rea, potrebbe arrivare un nuovo rinvio a giudizio per il comportamento tenuto con le soldatesse: "Lo stanno indagando per averle ricevute al termine dell’addestramento, lui però dice che non è andata così", ha commentato il suo legale, Federica Benguardato.

Il reato in questione è quello di violata consegna continuata ed aggravata, per aver trasgredito la norma disciplinare che impone al sergente di giornata di non incontrare le allieve, soprattutto dopo il suono del silenzio, quando il militare ha l'obbligo di "accertarsi che tutte le porte dei locali siano chiuse e durante l’arco del servizio vigila sul contegno dei militari del reparto". Reato contestato anche ad altri sette caporali e tre allieve della caserma.

Alcune delle soldatesse della Clementi di Ascoli Piceno hanno raccontato di essere state avvicinate da un superiore, durante gli incontri in questione, con richieste molto esplicite. Il soldato Enza, per esempio, ha raccontato: "Un giorno il caporal maggiore mi si è rivolto chiedendomi cosa gli potevo dare per sapere la mia destinazione. Dissi 'nulla, aspetto altri due giorni e lo saprò'". Ma l'allieva si sarebbe sentita rispondere: "Devi offrire te stessa a me e poi agli altri istruttori. Mi devi dire se sei vergine o meno, perché se lo sei devo prendere delle precauzioni, altrimenti devo prenderne altre, ad esempio frustini...".

Le richieste di rapporti sessuali da parte del sergente G.M. e degli altri militari sarebbero andate talvolta a buon fine, altre invece no. Molte ragazze ignoravano l'esistenza di questo sistema pruriginoso, altre semplicemente rifiutavano le avances. Come ha raccontato Monica: "Il sottufficiale si è avvicinato a me e mi ha abbassato leggermente la cerniera della giacca della tuta. Io mi sono allontanata riordinando l’uniforme. Vedendomi infastidita mi ha detto che l’aveva fatto perché faceva molto caldo". Si tratta solo di alcune delle numerose reclute della caserma sede del 235° Reggimento Piceno che in questi anni sono state ascoltate dal procuratore militare di Roma, Marco De Paolis. Ora la fase investigativa si è conclusa ed è in arrivo la richiesta di rinvio a giudizio per i militari accusati di presunti abusi ai danni di donne soldato.

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