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Saras, chiesto il sequestro del documentario "Oil" prima dell'incidente

Qualche giorno prima dell'incidente avvenuto ieri negli impianti di raffineria della società Saras a Sarroch (Cagliari) i legali del presidente dell'Inter Massimo Moratti avevano chiesto il sequestro del documentario "Oil" Nell'incidente di ieri sono morti tre operai. A quanto pare gli uomini erano a lavoro in un ambiente chiuso che pare essersi saturato di esalazioni tossiche.

Ora è giallo sul documentario, filmato e prodotto dal regista Massimiliano Mazzotta, la cui proiezione, prevista un paio di settimane fà, è stata bloccata dalla notizia di un ricorso per sequestro giudiziario presentato in via d'urgenza dagli avvocati Angelo Luminoso e Guido Chessa Miglior per conto della Saras, di proprietà della famiglia Moratti.

La notizia era stata così commentata da Antonio Caronia, docente di comunicazione multimediale all'Accademia delle Belle Arti di Brera: "Siamo rimasti stupiti di quest'iniziativa perché il documentario è equilibrato, per quasi un quarto del tempo registra la posizione di quattro dirigenti Saras". A quanto pare però i vertici della società non devono aver gradito l'altra parte del documentario nella quale vengono messi in luce i timori che circondano questo colosso. Come, ad esempio, i rischi per la salute degli abitanti di Sarroch, confermati, sembra, da una ricerca epidemiologica condotta da Annibale Biggeri dell'Università di Firenze.

Ma, soprattutto, sembra siano state le immagini del funerale di un giovane operaio che lavorava in un'azienda esterna, morto di cancro a 31 anni, alternate ai fotogrammi di un Massimo Moratti sorridente, ad aver infastidito i vertici della grande raffineria. Tanto che i legali della Saras ne hanno chiesto "l'eliminazione dal contesto del film".

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