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Scambio di ovuli al Pertini di Roma: donna incinta di due gemelli non suoi. Si indaga sulle procedure

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Nei giorni in cui il dibattito sulla fecondazione assistita torna al centro dell'agenda pubblica dopo la pronuncia della Cassazione sulla legge 40 del 2004, l'argomento invade le cronache anche per un caso di malasanità raccontato dal quotidiano La Stampa che farà molto discutere.

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Uno scambio di ovuli e una donna che resta incinta di due gemelli non suoi: è successo il 4 dicembre scorso all'ospedale Sandro Pertini di Roma, con la conseguenza che l’unità di fisiopatologia per la riproduzione e la sterilità della struttura è stata chiusa. Si indaga ora sul gravissimo errore nella procedura di fecondazione assistita cui si sono sottoposte quattro coppie: gli embrioni sono stati confusi e questo ha fatto sì che una donna sia in attesa di due gemelli che non hanno il corredo genetic dei genitori, risultato incompatibile con i loro profili.

La Stampa racconta come il caso abbia indotto la Regione Lazio a istituire una commissione di indagine, presieduta dal genetista Giuseppe Novelli, per stabilire cosa sia effettivamente accaduto e come sia possibile che una delle quattro mamme sottoposte alla procedura porti in grembo da quattro mesi due gemelli non suoi. Contemporaneamente è stata avviata anche un'ispezione del ministero della Salute, che interverrà tramite il Centro Nazionale Trapianti: il dicastero ha precisato che le le normative nazionali sulle procedure di fecndazione sono "molto rigorose" e "se applicate correttamente, garantiscono la tracciabilità di tutto il materiale biologico nel percorso di fecondazione assistita".

Il direttore generale della Asl Roma B Vitaliano De Salazar ha commentato così la sconcetante vicenda: "In attesa di effettuare tutti i dovuti accertamenti con il massimo rigore e riservatezza, sin da lunedì 1 aprile è stata attivata, d’intesa e in collaborazione costante con la Regione Lazio, una Commissione composta da esperti di livello nazionale e internazionale di genetica, medicina legale, ginecologia e ostetricia, medicina di laboratorio e diritto, che ha già iniziato i propri lavori e che li concluderà il 14 aprile".

La direzione generale, nell'assicurare il massimo interesse nei confronti della "necessità di dare con immediatezza a tutte le coppie trattate nella seduta di cui trattasi ogni possibile supporto e assistenza", si è rivolta nella nota a tutte le altre coppie che si sono servite del Centro di procreazione assistita per inviare loro "un messaggio di serenità": "Qualora fosse confermato quanto segnalato - ha precisato il dg della Asl - si tratterebbe di un evento isolato e accidentale che non deve generare preoccupazioni o dubbi nelle famiglie".

Il messaggio peraltro non tranquillizza tutti: delle quattro coppie che all'ospedale Pertini si sono sottoposte al trattamento, altre due potrebbero essere a rischio scambio di embrioni. Per la quarta coppia, invece il tentativo di fecondazione non ha avuto esito positivo.

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