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Scambio embrioni Pertini, una delle due mamme: "Rivoglio i miei figli"

Ha deciso di tenere i due gemelli che porta in grembo ma dovrà fare i conti con l'eguale aspirazione della controparte, la donna che secondo quanto emerso in queste ore potrebbe essere vittima di uno scambio di embrioni all’ospedale Pertini di Roma, dove nel frattempo sono arrivati gli ispettori ministeriali incaricati di fare luce sul caso.

"Aspetterò fremendo. Non mi si deve scambiare per una matta che non riesce ad avere figli e desidera quelli degli altri. Vorrei solo che fosse tutto chiaro" ha confidato una delle due aspiranti madri al giornalista che l'ha raggiunta per un'intervista. "Come farei a vivere col sospetto che i miei bambini sono in giro per l'Italia? Voglio sapere quando si è verificato l'errore" ha aggiunto la donna, mettendo benzina sul fuoco di una polemica destinata a durare ancora a lungo.

La speranza è che si possa essere trattato semplicemente di un equivoco sulle cartelle cliniche e che quindi si possa sgomberare il campo da sviluppi drammatici, anche perché entrambe le potenziali vittime del clamoroso errore medico sembrano intenzionate a dare battaglia in ogni sede per rivendicare il loro diritto alla maternità.

All’origine dell’incredibile episodio, la comunicazione ufficiale dell’azienda sanitaria di Roma datata 27 marzo 2014, con la segnalazione della “presunta incompatibilità genetica” degli embrioni per la fecondazione assistita”. Contattata dalla stampa locale, la “mamma mancata” che nel frattempo ha dovuto fare i conti con un aborto spontaneo per fallimento del terzo tentativo di fecondazione assistita si è detta “preoccupata per il silenzio degli addetti ai lavori ma decisa a rivendicare i figli che nasceranno dalla gravidanza dell’altra persona coinvolta in questa paradossale vicenda.

“I miei embrioni erano di classe A, i piccoli li voglio” ha affermato categoricamente la 36enne romana, come riportato da Leggo a inizio giornata. Intanto all’ospedale Pertini di Roma non si contano le telefonate di decine di coppie tormentate dal dubbio sul possibile scambio ai loro danni, mentre si attendono riscontri dall’Asl della Capitale sulla compatibilità biologica dei feti sotto esame, al fine di ottenere una prima risposta chiara in merito all’accaduto.

I pazienti che negli ultimi mesi si erano sottoposti alle stesse pratiche, da oggi in poi, potranno sottoporsi previa richiesta alla struttura competente ad esame del Dna, per fugare il sospetto di errori sulla fecondazione assistita. Gli avvocati delle due coppie, Michele Ambrosino e Pietro Nicotera, da qui alle prossime settimane, avranno sicuramente un bel lavoro da fare, così come le autorità competenti per accertare ogni aspetto rilevante dei casi (di sospetta malasanità) in questione.

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