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Selfie con cadavere, Ausl licenzia infermiera accusata di omicidio: 38 morti sospette in ospedale a Lugo

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Nessuno, negli ambienti della Procura della Repubblica di Ravenna, poteva immaginare che le indagini sulla morte di Rosa Calderoni e di altri pazienti, ricoverati nei mesi scorsi nell’ospedale Umberto I di Lugo di Romagna e deceduti in circostanze poco chiare, riservassero in tempi così brevi sorprese clamorose.

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Il macabro selfie di una infermiera già sotto accusa per vari reati tra i quali furti ai danni dei degenti, oltre a rappresentare un unicum in casi di cronaca di questo genere, ha permesso all’inchiesta di arrivare a un importante punto di svolta, stringendo il cerchio attorno a quella che da ieri, dopo il licenziamento comunicato dall’Ausl, può considerarsi a tutti gli effetti una ex dipendente dell’azienda sanitaria locale.

Il provvedimento disciplinare, datato ufficialmente 29 luglio 2014, era nell’aria da giorni, considerato il peso schiacciante degli indizi a carico della donna raccolti dalla magistratura in aggiunta ai fatti già emersi un anno fa con protagonista la stessa lavoratrice: prima dei recenti episodi adesso al vaglio dell’autorità giudiziaria, l’infermiera romagnola aveva collezionato accuse di furto a danno dei malati, guadagnandosi ferie forzate e poi una lunga sospensione dal servizio.

Lungo e complesso si annuncia ad ogni modo il lavoro degli inquirenti, tenuti ad accertare innanzitutto l’identità della persona fotografata accanto alla presunta omicida per poi proseguire nella ricerca di indizi e prove sulla relazione tra la condotta di uno o più dipendenti dell’ospedale e la morte dei 38 pazienti oggetto di inchiesta dopo il sequestro delle cartelle cliniche.

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Era stata proprio la Ausl di Lugo a segnalare l’anomalia del decesso di Rosa Calderoni il 10 aprile scorso, alla luce delle sostanze ritrovate dai medici nel sangue dell’anziana ricoverata per un malore di lieve entità e stroncata da un composto di cloruro simile al veleno utilizzato per le esecuzioni capitali negli Usa.

Saranno al più presto valutate, sulla base degli elementi in possesso della Procura della Repubblica di Ravenna, le posizioni di decine di colleghi della sospetta killer dei degenti dell’ospedale Umberto I.

Nel difendere l’immagine della struttura finita nell’occhio del ciclone, il direttore dell’azienda sanitaria ha fatto presente che “le regole ci sono e il problema è chi non le rispetta”, precisando allo stesso tempo che a Lugo lavorano “881 persone, con 14mila ricoveri all’anno” e che le indagini per omicidio volontario di Rosa Calderoni e di altri pazienti non devono mettere in discussione il buon nome dell’Ausl.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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