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Sentenza Green Hill: condannati i responsabili dell’allevamento di beagle a Brescia, esultano gli animalisti

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Storica sentenza in tema di diritti degli animali a Brescia, dove da tempo era in corso il processo per l’ormai noto caso Green Hill, allevamento di cani sequestrato su ordine dell’autorità giudiziaria dopo le denunce sui maltrattamenti subiti dai beagle ospiti dello stabilimento adibito alla sperimentazione di prodotti farmaceutici.

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Due dei quattro imputati, il co-gestore Ghislane Rondot e il veterinario di fiducia della società Mashall Bioresources & Farms Group Roberto Graziosi sono stati condannati ad una pena di 18 mesi di reclusione, mentre il direttore della struttura di Montichiari Roberto Bravi dovrà scontare per gli stessi reati un anno di carcere.

Unico ad essere assolto, il secondo ed ultimo gestore Bernard Gotti, ritenuto non responsabile delle pratiche contestate agli altri protagonisti della vicenda giudiziaria di Green Hill, simbolo della battaglia (in Italia e non solo) contro la vivisezione.

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Secondo i giudici della prima sezione penale del tribunale di Brescia, infatti, l’accusa di maltrattamento e uccisione di animali formulata dal pubblico ministero a suo tempo ha trovato fondamento nelle numerose prove documentali emerse in sede di sequestro dei locali di Green Hill, con in aggiunta testimonianze di diverse persone informate dei fatti ma anche denunce circostanziate di cittadini e associazioni.

La lettura in aula della sentenza di condanna degli imputati è stata salutata da decine di attivisti anti-vivisezione con evidente entusiasmo, anche se per alcuni rappresentanti delle organizzazioni animaliste le pene erogate dall'autorità giudiziaria potevano essere più severe soprattutto nei confronti del massimi responsabili dell’allevamento di beagle in località Montichiari.

I cani liberati nell’estate del 2012, prima con un blitz dei cittadini dentro la struttura bresciana e poi con la decisione della magistratura di affidare gli animali destinati alla sperimentazione a Lav e Legambiente in vista di un affidamento presso famiglie, sono stati sottoposti in molti casi a cure veterinarie specifiche per rimediare agli effetti spesso letali della vivisezione.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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