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Sentenza Meredith, Raffaele Sollecito fermato al confine con l'Austria: "Non volevo fuggire"

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La condanna rimediata ieri al termine del processo di appello bis per l’omicidio di Meredith Kercher, per Raffaele Sollecito, è stata un duro colpo, soprattutto per l’entità della pena inflitta dai giudici.

Processo Meredith, la sentenza di appello bis a Firenze

Oltre ai 25 anni di reclusione, infatti, la corte ha decretato il divieto di espatrio all’unico imputato residente in Italia, mentre Amanda Knox rimarrà irraggiungibile per via della decisione di aspettare il verdetto nel proprio Paese, gli Stati Uniti, senza alcuna intenzione di tornare a fare i conti con la giustizia italiana.

Questa mattina, a meno di 12 ore dalla lettura in aula della sentenza di Firenze, Sollecito è stato bloccato dagli agenti della squadra mobile della Polizia di Stato nei pressi del confine con l’Austria, precisamente a Venzone, un paese situato tra Udine e Tarvisio.

“Volevo solo fare un giro, per poi tornare in Italia e riposare” ha precisato l’ex collega di facoltà di Meredith una volta portato dalle forze dell’ordine negli uffici della questura dopo essere stato fermato nelle prime ore del mattino all’interno dell’hotel Carnia.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’avvocato Luca Maori, pronto a precisare che Raffaele non ha mai avuto intenzione di fuggire, avendo peraltro già consegnato il passaporto alle autorità italiane in attesa che vengano espletate le ultime pratiche burocratiche.

In merito all'episodio sarà fatta chiarezza nelle dovute sedi al più presto, ma in un certo senso sembrano confermarsi i timori dei magistrati che avevano espressamente parlato di un pericolo “concreto e attuale” di espatrio non autorizzato del condannato in virtù della rilevata “disponibilità di supporti logistici in Paesi privi di rapporti di assistenza giudiziaria con lo Stato italiano”, come Santo Domingo o la Svizzera.

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