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Sentenza Stefano Cucchi, motivazioni: "Morto di fame". La sorella Ilaria: "Pietra tombale sul caso"

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Stefano Cucchi è morto di fame. Ad affermarlo nelle 188 pagine di motivazione della sentenza che lo scorso 5 giugno in primo grado ha sancito cinque condanne per omicidio colposo, una per falso ideologico e sei assoluzioni sono i giudici della terza Corte d'Assise: "La sindrome da 'inanizione' è l'unica in grado di fornire una spiegazione dell'elemento più appariscente e singolare del caso in esame e cioè l'impressionante dimagrimento cui è andato incontro Cucchi nel corso del suo ricovero", si legge nel provvedimento.

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Rigettata così la tesi dei legali degli imputati, secondo la quale il giovane geometra romano "sarebbe stato condotto all'exitus da morte cardiaca improvvisa" - "non fornisce alcuna spiegazione", argomenta il collegio giudicante - e pure quella degli avvocati della famiglia, per la quale "il decesso si sarebbe verificato a causa delle lesioni vertebrali": in questo caso, "le conclusioni dei consulenti delle parti civili" sono "ancor meno convincenti".

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Dunque la Corte ha escluso il pestaggio da parte degli agenti polizia penitanziaria, anche se "è legittimo il dubbio che Stefano Cucchi, con gli occhi lividi e che lamentava di avere dolore, fosse stato malmenato dai carabinieri", prima di arrivare nel carcere di Regina Coeli la mattina del 16 ottobre. Un'ipotesi già emersa e poi accantonata in seguito alla dichiarazione resa dal supertestimone Samura Yaya, secondo il quale il geometra è stato vittima di un pestaggio da parte dei secondini del penitenziario. Invece, "in via del tutto congetturale", per il collegio giudicante "potrebbe ipotizzarsi che Cucchi sia stato malmenato dai carabinieri al ritorno dalla perquisizione domiciliare, atteso l'esito negativo della stessa laddove essi si sarebbero aspettati di trovare qualcosa".

L'unica responsabilità accertata resta quindi quella dei medici e degli infermieri che hanno preso in carico il 'caso' Cucchi: a loro la terza Corte d'Assise contesta i reati di "trascuratezza", "sciatteria", "grave inadeguatezza" e "inescusabile superficialità", parlando di condotte contrassegnate da "imperizia, imprudenza e negligenza", ma non di abbandono di incapace, perché "tutti i testi esaminati nel corso del dibattimento hanno negato che Stefano Cucchi, quantunque gravemente sofferente, fosse portatore di una ridotta capacità psichica".

"Questa sentenza è una pietra tombale sulla morte di mio fratello", ha commentato la sorella di Stefano, Ilaria, dopo avere appreso le motivazioni del verdetto, definendola una "tipica sentenza italiana": "Smonta l'impianto accusatorio della Procura e per quanto riguarda il pestaggio si ipotizza che possa essere stato compiuto dai carabinieri senza però trasmettere gli atti ai pm per fare indagini". "E' stato ridotto tutto a un caso di malasanità", ha concluso amaramente la donna.

E pure su Twitter le reazioni non si sono fatte attendere, con l'hashtag #Cucchi a lungo tra i primi 10 TT: "Spero di non morire mai di malnutrizione, ho sentito che ti si spezza la colonna vertebrale e ti riempi di lividi. #Cucchi #Vergogna", ha commentato @mettiuncane e @Michele-Rovatti ha aggiunto: "#Cucchi morto per malnutrizione ?!? ah ho capito, se si pesta uno che mangia poco e muore e' colpa sua, #scempio".

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