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Thyssenkrupp, le reazioni dei vertici dopo la sentenza

Parlano i vertici della Thyssenkrupp Italia Spa dopo la condanna a 16 anni e mezzo per omicidio volontario all'ad della società tedesca, Harald Espenhahn. Come affermato dallo stesso pm Raffaele Guariniello, si tratta di una sentenza storica, la prima nella storia italiana dei processi per morti sul lavoro. Una pena dura non solo per l'amministratore delegato, ma anche per gli altri cinque imputati, tutti accusati di omicidio colposo e a cui i giudici hanno assegnato pene tra i 10 e i 13 anni di reclusione.

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Dopo la sentenza, che vede Harald Espenhahn primo dirigente d'azienda europeo condannato per omicidio volontario, si fanno sentire, in qualche modo, i vertici della Thyssen. Cosa accadrà adesso? Difficile a dirsi. Dalla casa madre è arrivato l'ordine di non dire niente, ma al quotidiano Il Corriere della Sera, Klaus Schmitz, presidente della Thyssen in Italia, ha detto: 'Noi vogliamo vedere come reagisce il vostro Paese a questa sentenza, e poi, nell'ambito che ci compete, daremo il nostro contributo alla discussione'.

Aggiungendo: 'Il problema è sapere quale sarà la giurisprudenza in tema di sicurezza sul lavoro. Noi restiamo in Italia, ma dopo la situazione che si è venuta a creare con il verdetto di Torino sarà difficilissimo lavorare da voi. Ci aspettiamo una riflessione su queste condanne, ma per ora non vogliamo rimanere coinvolti nel dibattito'.

I dirigenti tedeschi non speravano in un'assoluzione, ma si sentono oggetto di un esperimento giuridico e chiedono una reazione da parte degli industriali. A tal proposito Schmitz ha affermato: 'Noi siamo una delle aziende più importanti d'Italia. Siamo regolarmente associati a Confindustria, e abbiamo bisogno di avere garanzie per il nostro futuro. Confindustria ci deve rappresentare, deve reagire a questa sentenza. Dall'associazione degli industriali italiani ci aspettiamo tutela e passi ufficiali'.

E ancora: 'Purtroppo in Italia ci sono state tante tragedie sul lavoro, tante morti bianche. Ma questa sorte giudiziaria è toccata solo a noi. Il punto cruciale è questo: non vorremmo diventare un pretesto, noi come azienda, e Espenhahn come persona. Con un verdetto di questo tipo, alcune persone pensano di poter cambiare l'attitudine di questo Paese in tema di sicurezza sul lavoro. Proprio per questo, prima di decidere come comportarci in futuro e quali strategie adottare, abbiamo bisogno di capire come l'Italia valuta la sentenza e la novità che ha introdotto'.

Schmitz ha poi concluso affermando che, se la situazione generale continuerà ad essere segnata dalla forte emotività che ha caratterizzato il processo di Torino, diventerà necessario interrogarsi sul futuro. 'A nostro giudizio - ha detto il presidente della Thyssen in Italia - molte persone, a cominciare dai vertici di Confindustria, dovrebbero riflettere a lungo sulle conseguenze di questa sentenza'.

 (foto © LaPresse)

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