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Senza braccia non poteva fare il biglietto. E' stato fatto scendere dal treno

Al quotidiano La Repubblica è stata inviata una lettera scritta da Shulim Vogelmann, un passeggero del treno Eurostar Bari-Roma di domenica 27 dicembre. L'uomo, al contempo scrittore ed editore, ha deciso di raccontare la vicenda che ha interessato un altro passeggero di quel treno, un passeggero meno fortunato, vittima dell'indifferenza.

Quel giorno su quel convoglio tra le tante persone c'era anche un ragazzo senza braccia. E' salito da solo sul treno, con fatica, portando con sé il suo bagaglio. Dopo la partenza del treno è passato il controllore, "una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile". Come è accaduto agli altri passeggeri, anche al ragazzo senza braccia è stato chiesto il biglietto, ma lui ha risposto di non averlo potuto fare a causa del suo handicap. A quel punto con la bocca ha tirato fuori dal taschino della giacca che indossava un mazzetto di soldi.

Il controllore ha preso i soldi, li ha contati e ha detto che non erano sufficienti perché il biglietto fatto in treno ha un costo aggiuntivo. Ma il ragazzo, umiliato e con la voce rotta dal pianto, ha detto di non poter pagare il sovraprezzo. Come raccontato dall'autore della lettera, il controllore si è fatto più aggressivo e ha rimproverato con tono accusatorio il giovane. La ragazza, ossia il controllore, si è poi allontanata per tornare dopo qualche minuto con il capotreno il quale ha deciso di far scendere il ragazzo dal treno. Arrivati alla successiva stazione sul convoglio sono saliti due agenti della polizia ferroviaria che hanno deciso di far scendere il disabile e aiutarlo a fare il biglietto per il treno successivo.

L'autore della lettera ha poi raccontato: "Epilogo della storia. Fatto scendere il disabile dal treno, prima che la polizia abbandoni il vagone, la ragazza controllore chiede ai poliziotti di annotarsi le mie generalità. Meravigliato, le chiedo per quale motivo. 'Perché mi hai offesa'. 'Ti ho forse detto parolacce? Ti ho impedito di fare il tuo lavoro?' le domando sempre più incredulo. Risposta: 'Mi hai detto che sono maleducata'. Mi alzo e prendo la patente. Mentre un poliziotto si annota i miei dati su un foglio chiedo alla ragazza di dirmi il suo nome per sapere con chi ho avuto il piacere di interloquire. Lei, dopo un attimo di disorientamento, con tono soddisfatto, mi risponde che non è tenuta a dare i propri dati e mi dice che se voglio posso annotarmi il numero del treno. Allora chiedo un riferimento ai poliziotti e anche loro si rifiutano e mi consigliano di segnarmi semplicemente: Polizia ferroviaria di (...). Avrei naturalmente voluto dire molte cose, ma la signora seduta accanto a me mi sussurra di non dire niente, e io decido di seguire il consiglio rimettendomi a sedere. Poliziotti e controllori abbandonano il vagone e il treno riparte. Le parole della mia vicina di posto sono state le uniche parole di solidarietà che ho sentito in tutta questa brutta storia. Per il resto, sono rimasti tutti fermi, in silenzio, a osservare".

 (foto © LaPresse)

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