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Sequestro Calevo: quattro in manette, probabili altri arresti

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Rapitori improvvisati, ma disposti a tutto per quegli 8 milioni di riscatto chiesti alla famiglia Calevo per rivedere vivo il figlio Andrea. E' questo l'identikit dei quattro fermati per il sequestro del giovane imprenditore spezzino, che dal giorno del rapimento - lo scorso 16 dicembre - fino a quello della liberazione è stato sempre tenuto chiuso nello scantinato della casa della 'mente' del piano, l'impresario edile Pierluigi Destri, 70 anni.

Andrea Calevo torna al lavoro: il video

Ad aiutare Destri nel suo 'progetto' il nipote Davide Bandoni (23 anni) e due operai albanesi che lavorano nell'azienda dell'uomo: Fabijan Vila (20 anni) e Simon Halilaj (26 anni), ma secondo fonti vicine agli ambienti investigativi sarebbero sette le persone coinvolte attivamente nel rapimento e addirittura venti i sospetti su cui si stanno concentrando in queste ore le indagini, con la Dac (Direzione centrale anticrimine) che ha lasciato intendere che sarebbero prossimi altri arresti.

Andrea Calevo: le foto

Carabinieri e polizia hanno lavorato di concerto e quando hanno 'agganciato' il furgoncino bianco Peugeot Ranch usato da nonno e nipote per effettuare il sequestro di Andrea Calevo hanno iniziato una meticolosa operazione di intercettazioni e pedinamenti, che li ha portati prima ad avere la certezza che il giovane imprenditore fosse in mano ai due e in buone condizioni, poi a individuare il covo e infine a pianificare e realizzare il blitz per la liberazione dell'ostaggio.

E dalle registrazioni delle conversazioni tra Destri e Bandoni è venuto fuori un quadro di rapitori sgangherati e per questo, potenzialmente, ancora più pericolosi di professionisti. Bandoni, infatti, era nervoso, spregiudicato e pronto a usare la violenza, come dimostrano alcune frasi intercettate dagli inquirenti: "Posso un po' gonfiarlo, c'ho voglia di pistarlo (picchiarlo, ndr )", dice il nipote a un certo punto, ma il nonno risponde: "Adesso no", e poi, quando la famiglia chiede prove che Andrea è vivo, sbotta: "Gli stacco un dito".

Non solo. Bandoni è insofferente per la gestione dell'ostaggio, che si rivela particolarmente impegnativa, ancora di più in un periodo di festa, e per questo studia vari modi per 'tenere buono' Andrea, sciogliendo piccole dosi del metadone di cui fa uso per uscire dalla dipendenza da cocaina nell'acqua - "Se rompe i c... gliela diamo davvero capito? Ne sto prendendo tanta così, guarda nonno... poca eh..." - e dandogli da mangiare le cose che preferisce, tra cui la pizza. E proprio questa passione di Andrea, che spinge i suoi rapitori a fare una telefonata a un Pizza Express per ordinare una margherita e poi ad andare all'Ipercoop a comprarne una appena fatta, convince gli inquirenti che il ragazzo è in mano loro, sta bene e si trova nella villetta di Destri, facendo pianificare il 30 dicembre il blitz per liberarlo. Il resto è storia, anche se dalle ultime notizie trapelate le indagini sono ancora apertissime.

Andrea, invece, oggi è tornato al lavoro e in ufficio ha ricevuto ancora i festeggiamenti e la solidarietà dei tanti - familiari, amici, dipendenti, collaboratori - che nei giorni della prigionia hanno pregato e lottato perché tutto si risolvesse per il meglio. Il morale è alto, anche se il fisico è provato, molto dimagrito. Ma a quello con una buona pizza si può porre rimedio: del resto, come racconta sorridendo Andrea ai giornalisti mentre finisce l'ultimo pezzo di una margherita, "se non fosse stato proprio per una pizza, non mi avrebbero trovato".

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