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Sigarette elettroniche fanno male, vietate nei luoghi pubblici: Italia come la Francia?

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Il fenomeno del fumo elettronico ha rappresentato negli ultimi anni un business in costante crescita: il dilagare delle e-cigarettes ha imposto ai governi una certa attenzione nei confronti di questa nuova abitudine, sostitutiva o parallela rispetto al fumo delle tradizionali bionde. E in Francia è già arrivata la proposta di vietare la sigaretta elettronica nei luoghi pubblici: un provvedimento che potrebbe essere presentato molto presto anche in Italia. Il Consiglio superiore di sanità (Css), ne sta discutendo proprio in queste ore insieme ad un pacchetto di misure generiche sulle e-cig che potrebbe adottare come modello proprio quello d'Oltralpe.

Il governo francese ha stabilito che anche il fumo elettronico deve essere considerato a tutti gli effetti dannoso e per questo vietato nei luoghi pubblici. La decisione del ministro della Sanità Marisol Touraine è arrivata anche grazie alla presentazione di una ricrca del dottor Bertrand Dautzenberg, professore di Pneumologia dell'Università Pierre et Marie Curie di Parigi: secondo i suoi studi, le sigaretta elettroniche fanno male alla salute e il loro consumo può indurre gli altri a fare lo stesso. Per questo il ministro ha proposto anche di vietare la vendita ai minori di 16 anni e la pubblicità così come avviene per le sigarette tradizionali. Una tesi che potrebbe essere accolta anche dagli esperti italiani del Consiglio superiore di sanità.

La linea di applicare le stesse misure adottate per il tabacco anche alle e-cig sarebbe in gran parte condivisa dal Css e non solo. Sono diverse le associazioni dei consumatori che hanno recentemente sollevato la questione. Ad esempio, il Codacons negli ultimi giorni ha invitato il ministero della Salute e quello dello Sviluppo economico ad imporre il divieto assoluto in tutti i locali pubblici e ad analizzare i liquidi contenuti nelle sigarette elettroniche. A supporto della potenziale pericolosità di questo fenomeno dilagante ci sarebbero anche i dati emersi da un'indagine dell’Istituto superiore di sanità e Doxa che fanno certamente riflettere: almeno due milioni di italiani hanno provato le sigarette elettroniche, diventate ormai oggetto di consumo abituale per 500mila fumatori che in buona parte non rinunciano alle sigarette tradizionali, ma abbinano le une alle altre. Infatti, dallo studio emerge che solo il 10% di chi adotta regolarmente le e-cig ha abbandonato definitivamente le bionde. Il 60%, invece, sta soltanto riducendo il fumo delle sigarette tradizionali e il 22% circa fuma entrambi i prodotti, aumentando la quantità di nicotina assunta (il 95,6% dei cosiddetti "svapatori" sceglie il liquido che contiene nicotina).

La decisione della Francia di interdire nei luoghi pubblici il fumo elettronico potrebbe essere adottata anche in Italia, stando all'indiscrezione dell'agenzia di stampa Adnkronos Salute, nell'ambito di un più ampio insieme di misure per contrastare il fumo, il gioco patologico, l'alcolismo le tossicodipendenze, oltre che ai disturbi del comportamento alimentare. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha presentato infatti le linee programmatiche del suo dicastero in commissione Affari sociali alla Camera. Misure che saranno contenute nel nuovo Piano nazionale prevenzione 2014-2018, da adottare entro l'anno, con la determinazione di azioni di contrasto innanzitutto al fumo e alla dipendenza da gioco.

Intanto c'è chi si è già portato avanti in questo senso: in Sardegna, il sindaco di Riola Sardo, Ivo Zoncu, ha di recente firmato una ordinanza che ripercorre la strada francese (si tratta del secondo caso in tutta Italia). Una scelta di tipo precauzionale, generata dall'incertezza sugli effettivi danni provocati dal fumo elettronico, che però ha sollevato diverse critiche. A dimostrazione di quanto il dibattito sia ancora decisamente aperto sul tema anche tra le stesse associazioni dei consumatori, l'Aduc ha contestato il continuo proliferare di annunci di misure punitive nei confronti delle sigarette elettroniche: in primis perchè mancano evidenze scientifiche che attestino il grado effettivo di pericolosità, ma soprattutto per il sospetto che "dietro questa incontinenza normativa ci siano le pressioni della filiera del tabacco e il decrescente gettito delle imposte sulle sigarette". La questione intanto sta assumendo i contorni di un problema da affrontare con una normativa nazionale e certo non mancherà di far discutere sostenitori e detrattori del fumo elettronico.

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