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Simone, ragazzo gay suicida a Roma: in lettera d'addio riferimento a vessazioni. Aperta indagine

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Il ragazzo di 21 anni che domenica si è suicidato a Roma perché gay ha lasciato una lettera di addio dalla quale "emergono elementi chiari del disagio che provava". Oltre ad avere scritto che "l'Italia è un Paese libero, ma ci sono gli omofobi" e che "chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza", Simone - questo il nome del giovane - ha lanciato dunque anche un preciso j'accuse, pur non facendo nomi.

Ragazzo suicida a Roma perché gay: "Omofobi devono fare i conti con la loro coscienza"

Tuttavia, le parole del ventunenne, dalle quali trapelano vessazioni e discriminazioni per il suo orientamento sessuale, sono bastate agli investigatori per fare prendere alle indagini la direzione dell'ipotesi di reato per istigazione al suicidio. La strada però sembra impervia. I genitori di Simone infatti hanno detto di non sapere nulla della condizione in cui si trovava il giovane: "Eravamo ignari di questo suo tormento interiore. Non sapevamo che nostro figlio potesse essere omosessuale, né di questo suo disagio nei confronti dell'omofobia". Un qualche aiuto in più invece potrebbe arrivare dalla sorella di Simone, alla quale il ragazzo aveva confidato di essere gay, parlando anche dei suoi turbamenti.

"Già da allora si disse preoccupato per il fatto che nessuno, familiari compresi, avrebbero accettato questa sua scelta. Ma io lo appoggiai in pieno, dicendogli che su di me poteva contare", ha ricordato la giovane, lanciando poi un appello disperato: "Chi sa qualcosa sulla morte di Simone parli". Secondo la sorella, infatti, il fratello "all'ex Pantanella non c'è sicuramente andato da solo, sicuramente si è incontrato con qualcuno, che però vuole rimanere nell'ombra", e "questo qualcuno conosce i motivi che l'hanno spinto a morire in quel modo".

Per ora però nessuno si è fatto avanti, anche se uno dei mazzi di fiori lasciati da conoscenti e amici in ricordo di Simone era accompagnato da un biglietto senza firma su cui c'era scritto: "Ho provato a mettermi nei tuoi panni, cerco di capire cosa ha fatto schioccare la scintilla che ti ha dato il coraggio di compiere un gesto così estremo, un gesto che ti ha portato via per sempre da tutti noi, dai tuoi progetti, dalla tua vita. Vivevi veramente. No. Avevi smesso di farlo già da tempo quando mi dicesti che intorno a te trovavi solo vuoto, senza nessuno che capiva che essere gay vuol sempre dire essere uomini come gli altri". Una prova certa che la sorella di Simone non era l'unica a sapere della sua omosessualità.

A cercare di capire che cosa ha spinto lo studente della Facoltà di Scienze Infermieristiche a compiere il gesto estremo saranno dunque gli investigatori, che si interrogano sul perché il giovane abbia deciso di buttarsi da un palazzo, quello dell'ex pastificio Pantanella, che non era il suo. Simone infatti viveva con i genitori a Centocelle. Secondo le ultime notizie, le analisi del terrazzo hanno escluso la presenza di altre persone con il ragazzo e gli inquirenti sperano di trovare qualche indizio utile dai social network frequentati da Simone e dal suo smartphone.

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