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Sparatoria a Porto Viro (Rovigo) in caserma dei carabinieri: 3 morti

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Tragica sparatoria in una caserma dei carabinieri a Porto Viro, un paese in provincia di Rovigo. Nel tardo pomeriggio di oggi un appuntato, Renato D'Addario, ha fatto fuoco sul maresciallo Antonino Zingale e sua moglie, Ginetta Giraldo, poi ha rivolto l'arma contro di sè e si è ucciso. Ignote al momento le ragioni della strage, anche se gli investigatori tendono a escludere la pista passionale e a puntare invece su un gesto sconsiderato.

Le prime immagini dopo la sparatoria in caserma a Porto Viro (Rovigo)

"Un attimo di follia, un gesto folle che non ha alcuna giustificazione" ha commentato il tenente colonnello Enrico Mazzonetto, comandante provinciale di Rovigo facente funzioni, e anche il primo cittadino, Geremia Giuseppe Gennari, è incredulo: "Ero già sindaco, 21 anni fa, quando Antonino Zingale diventò il comandante della stazione dei carabinieri e in questi anni avevo consolidato con lui un rapporto di stima, trasparenza e collaborazione".

Secondo le prime incerte ricostruzioni, Zingale era nel cortile della caserma e stava lavando l'auto quando è arrivato D'Addario che - all'apparenza senza motivo alcuno - gli ha sparato diversi colpi di pistola. A quel punto la moglie del maresciallo è uscita dagli alloggi dove lei e il comandante abitavano per capire cosa stesse accadendo ed è stata freddata dall'appuntato, che alla fine si è suicidato. Gli altri carabinieri in caserma sono arrivati sul posto quando ormai era tutto finito e anche il 118, subito allertato, non ha potuto fare altro che constatare il decesso delle tre persone.

Nel 2008 Zingale era stato accusato di violenza sessuale da una donna del piccolo paese del polesine per aver tentato per ben due volte - a suo dire - di baciarla sulla bocca mentre erano da soli nell'ufficio del maresciallo in caserma e per questo la signora aveva sporto denuncia contro di lui. Nel processo svoltosi a gennaio di quest'anno il comandante era stato poi assolto con formula piena, confermando la fiducia nei suoi confronti dell'intera Arma dei Carabinieri, che non aveva mai pensato che fosse colpevole e, proprio per questo, aveva scelto di non procedere al trasferimento per incompatibilità ambientale, come invece di solito è prassi. La donna è stata invece denunciata per calunnia. Tra la sparatoria di oggi e quell'episodio, tuttavia, non sembrerebbero esserci collegamenti.

"Resta una profonda amarezza. Nei colleghi carabinieri delle vittime e in tutti c'è una priorità comune: stare vicino alle due famiglie e dare il massimo conforto e sostegno ai familiari" ha commentato Mazzonetto, mentre il pensiero corre alla strage di Bagnara di Romagna del 1988, quando un carabiniere uccise quattro commilitoni e poi rivolse l'arma contro di sè e si suicidò. Una tragedia rimasta senza movente e, per questo, ancora più difficile da accettare.

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