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Spot anti-cancro Lowe Porta, le polemiche

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Come dovrebbe essere uno spot per promuovere la prevenzione del cancro alla mammella e combattere una patologia che secondo le stime dell'Airc colpisce 1 donna su 10 nell'arco della vita? Sulla risposta si è aperto in questi giorni un acceso dibattito in rete, dopo che l'agenzia cilena Lowe Porta ne ha realizzato uno che a molti più che una pubblicità progresso è sembrato il trailer di un film vietato ai minori.

'Por Amor a las Tetas', il video della campagna Lowe Porta

La réclame, Por Amor a las Tetas, è rivolta dichiaratamente agli uomini e per questo non risparmia inquadrature maliziose, quando non esplicite. Nei poco più di 50 secondi di durata si vedono infatti decine di scollature prosperose ritratte in momenti di una giornata qualunque, ma senza mai inquadrare il volto delle legittime proprietarie. Una scelta che è stata bocciata dalla rete, perché toglie alle donne la loro dignità di persone per farle diventare invece oggetto, cose o, ancora più cinicamente, estensioni delle loro mammelle.

A scatenare la polemica è stato un blogger specializzato in adv, Copyranter, che sul sito BuzzFeed ha scritto: "Ok, lo spot intende suscitare l'attenzione degli uomini. Ottimo. Ma pensate che il numero di persone che si masturberà su questo filmato sarà equivalente al numero di chi realmente chiederà alla propria compagna di fare una mammografia?", riferendosi al claim della pubblicità: "Si tanto nos gustan, deberiamos cuidarlas. Incentiva a una mujer a hacerse un examen de mamas", ovvero: "Se li amiamo tanto, prendiamocene cura. Incoraggiate le vostre donne a sottoporsi a una mammografia".

Per Copyranter la campagna di Lowe Porta è esattamente come non dovrebbe essere una pubblicità per la prevenzione del tumore allla mammella e per sostenere la sua teoria invita gli utenti a guardare lo spot (ben fatto) realizzato recentemente dal governo scozzese sullo stesso argomento, con un mix di immagini reali e di foto e finalizzato a mettere in evidenza i sintomi della malattia.

Una vera e propria stroncatura che trova d'accordo anche la blogger dell'Huffington Post Jessica S. Holmes, specializzanda in medicina, che scrive: "La tragica realtà del tumore alla mammella ha portato molte donne a unirsi per difendere la propria salute e per chiedere al governo di dedicare risorse alla ricerca sul cancro... Ma sfortunatamente il settore commerciale ci ha visto un'opportunità per capitalizzare e 'sessualizzare' il tumore alla mammella".

Dello stesso tenore sono pure i commenti postati dagli utenti sul pezzo di Copyranter: "Questa pubblicità tetta-centrica mi disgusta per diverse ragioni, ma soprattutto perché parla di salvare dei seni e non delle vite", dice Kristi Coleman, mentre altri notano che nella pubblicità sono stati 'usati' solo decollété belli e prosperosi e altri ancora che le donne non siano ritenute sufficientemente responsabili della propria salute da avere bisogno dell'input dei loro uomini, peraltro dopo che sono stati 'catechizzati' da uno spot di dubbio gusto.

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