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Stefano Cucchi, la protesta social contro la sentenza: "Ad ucciderlo sono stato io..."

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Cresce l’indignazione del popolo della rete in Italia per la sentenza assolutoria emanata dalla Corte d’Appello di Roma nei confronti di tutti gli imputati del caso Cucchi.

Campagna di protesta sui social network contro la sentenza Cucchi: le foto

Solo ieri erano stati tanti, negli stadi da Nord a Sud, i cartelli e gli striscioni esposti da gruppi organizzati e singoli tifosi in solidarietà con la famiglia del geometra morto il 22 ottobre 2009 al termine di una settimana infernale trascorsa prima in caserma, poi in carcere e infine nel reparto speciale riservato ai detenuti all’ospedale Pertini.

“Ad uccidere Stefano sono stato io” recita testualmente la campagna veicolata sui social network (Facebook e Twitter) da centinaia di utenti del web, con messaggio scritto e foto di ogni cittadino in dissenso rispetto all’assoluzione piena di agenti e infermieri accusati di aver provocato o favorito la morte del giovane romano, vittima di pestaggi in parte accertati ma non sufficientemente provati in sede giudiziaria.

(Ilaria Cucchi sulla sentenza di assoluzione in appello a Roma: l'intervento ad Agorà)

Da Livorno a Genova fino a Bergamo, passando per diverse città settentrionali e meridionali dove si disputano campionati delle serie minori, le curve italiane hanno manifestato nella domenica calcistica appena celebrata vicinanza ai familiari di Stefano Cucchi.

Rabbia e sconforto per la famiglia Cucchi dopo la sentenza d'appello a Roma

Frasi molto forti e cariche di rabbia per quella che agli occhi di molti è apparsa una vera e propria sentenza di “autoassoluzione dello Stato, per una vicenda dai contorni a dir poco inquietanti, sono apparse sugli spalti prima del fischio d'inizio di alcune partite.

Ultima in ordine cronologico, la presa di posizione del cantautore Adriano Celentano, assai critico verso i magistrati della Corte di Roma definiti “dall’aria malata e flebile” per la mancanza di coraggio nell’accertare la verità sui fatti oggetto del giudizio ma anche ignavi e pericolosi” in quanto incapaci di schierarsi “dalla parte del bene o del male.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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