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Stefano Cucchi, risarcimento dall'Ospedale Pertini alla famiglia: continua battaglia processuale contro agenti

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Nel quarto anniversario della morte di Stefano Cucchi, la famiglia e l'Ospedale Pertini hanno raggiunto un (faticoso) accordo: il nosocomio infatti risarcirà i genitori e la sorella del geometra trentunenne per una cifra che secondo Il Corriere della Sera è di 1 milione 250 mila euro. Le firme saranno apposte domani o al massimo tra due giorni e a versare l'indennizzo sarà Unipol.

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Si chiude così la battaglia processuale dei Cucchi contro la struttura ospedaliera dove Stefano è stato ricoverato una settimana dopo l'arresto e dove è morto, secondo i giudici della III Corte d'Assise di Roma per "trascuratezza", "sciatteria", "grave inadeguatezza" e "inescusabile superficialità" dei medici che l'hanno preso in cura e che per questo sono stati condannati (in cinque su sei) a pene da 8 mesi a 2 anni per omicidio colposo.

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"Per noi non è importante il risarcimento ma il riconoscimento. E' come chiedere scusa. E per questo lo accettiamo: un risarcimento serve ai vivi e non ai morti", ha detto il padre del giovane, Giovanni Cucchi, sottintendo la volontà della famiglia di andare invece avanti per quanto concerne l'appello contro la sentenza di assoluzione relativa agli agenti della polizia penitenziaria. "La famiglia Cucchi ha accettato il risarcimento offerto da Unipol per la sola responsabilità dei medici" e "ha rifiutato qualsiasi somma che potesse essere messa in relazione a quanto sofferto da Stefano per il pestaggio subito", ha infatti spiegato il legale dei genitori e della sorella del geometra, Fabio Anselmo, chiarendo quindi che "la condizione essenziale è la possibilità per la famiglia di proseguire la sua battaglia giudiziaria nei confronti di coloro che pestandolo ne hanno causato la morte", ovvero gli agenti del carcere di Regina Coeli.

"Quei medici hanno fatto gravissimi errori, ma devono esser assicurati alla giustizia coloro che hanno pestato Stefano", ha detto Ilaria Cucchi, ribadendo che senza il pestaggio "riconosciuto dalla stessa Corte d'Assise mio fratello non sarebbe morto". La sorella di Stefano, così come il padre e la madre, vuole infatti che sia ben chiaro che la famiglia ha accettato il risarcimento da parte dell'Ospedale Pertini "soltanto con la garanzia" di poter portare avanti la "battaglia processuale contro gli agenti". "Altrimenti non avremmo accettato nessuna somma", ha aggiunto ancora Ilaria, che poi ha concluso dicendo: "Oggi‚ l'anniversario della morte di Stefano, possiamo dire che non avremo pace fino a quando non avremo verità e giustizia".

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