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Strage Brescia, la donna perseguitata da mesi

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Francesca Alleruzzo, una delle vittime della strage di Brescia, viveva nel terrore. La donna, separata da due anni, sapeva che l'ex marito prima o poi avrebbe fatto del male a lei e alle figlie. Mario Albanese la controllava con telefonate, sms e minacce: "O mia o di nessun altro", diceva impazzito. Per questo, convinta da una amica, Francesca aveva deciso di rivolgersi alla polizia. Una denuncia che però no ha avuto il tempo di fare.

La donna viveva letteralmente nel terrore. "Non ho mai cambiato la serratura di casa proprio per il timore che mi potesse uccidere", confidò a una amica. "Dei soldi non mi interessa niente, voglio soltanto essere lasciata in pace".

Francesca, di 44 anni, è stata uccisa a colpi di pistola nella notte tra sabato e domenica insieme al suo attuale compagno Vito Macadino di 56 anni, sotto casa sua in via Raffaello, a San Polo. L'assassino è poi entrato nella villetta dove viveva ed ha sparato alla figlia della donna, Chiara Matalone, di 19enne, avuta da una precedente relazione. E non finisce quì, il folle ha rivolto la pistola verso il fidanzatino di Chiara, Domenico Tortorici, anche lui giovanissimo. I due giovani, in quei giorni di passaggio a Brescia, dormivano l'uno accanto all'altra.

A scampare alla furia omicida di Albanese solo le sue tre figlie di 6, 7 e 10 anni, che dormivano nella casa dove si è svolto il massacro e che hanno assistito. Un Carabiniere le ha trovate rannicchiate contro la porta, terrorizzate e piangenti. Le bimbe hanno trascorso la giornata in questura, assistite da neuropsichiatri e dagli agenti della squadra Minori. Si stanno cercando i parenti, per capire se qualcuno di loro sia in grado di garantire affetto e una famiglia alle tre orfane.

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