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Strage Cassano allo Jonio, arrestati killer di Cocò. Gli investigatori: 'Nonno usò bimbo come scudo'

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Sarebbero da ricondurre a dinamiche criminali insistenti nel territorio della Sibaritide”, ad avviso degli inquirenti, il movente e la dinamica dell’efferato delitto compiuto il 16 gennaio 2014 ai danni del piccolo Cocò Campolongo, del nonno Giuseppe Iannicelli e della compagna di quest’ultimo Ibtissam Touss in località Cassano allo Jonio.

Triplice omicidio a Cassano allo Jonio: le vittime carbonizzate dentro l'auto

Gli assassini delle tre persone freddate e poi bruciate all’interno di un’auto sono stati arrestati stamattina dai Ros dei Carabinieri di Cosenza su mandato della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro.

Due degli indagati, da oggi in manette per il presunto coinvolgimento diretto nell’omicidio shock più volte al centro delle cronache nazionali per l’atrocità dei fatti commessi da killer rimasti per due anni senza nome e senza volto, erano già in stato di detenzione nel carcere di Castrovillari secondo le indiscrezioni circolate da inizio giornata, mentre sul resto degli arresti vige ancora il massimo riserbo.

(Appello di Papa Francesco ai killer del piccolo Cocò: "Pentitevi e convertitevi". Video)

Inquietanti alcune circostanze riscontrate dagli investigatori in merito al periodo precedente al delitto, a partire dal comportamento del 52enne Giuseppe Iannicelli, nonno di Nicola Campolongo che avrebbe usato come scudo il nipotino di appena 3 anni nella speranza (poi vanificata dall’azione spietata dei killer) di sfuggire alla possibile esecuzione.

Una preghiera per il piccolo Cocò era stata rivolta dieci giorni dopo l’omicidio, il 26 gennaio del 2014, da Papa Francesco nel corso dell’Angelus a piazza San Pietro. Lo stesso Pontefice, non molto tempo dopo l’appello pubblico, aveva incontrato il padre (a sua volta recluso da tempo in carcere) del bimbo ucciso dai malviventi a Cassano allo Jonio con modalità chiaramente di stampo mafioso.

L’Italia intera e non solo la cittadinanza dei luoghi coinvolti direttamente nel delitto, di fronte all’efferatezza del gesto compiuto dai criminali nel cosentino, si era commossa non facendo mancare attenzione e solidarietà nei confronti dei familiari dello sfortunato bambino vittima della cieca violenza criminale.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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