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Strage di Capaci 23 maggio 2013, oggi l'anniversario della morte di Giovanni Falcone

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Sono passati 21 anni dalla strage di Capaci, quando 500 chili di tritolo sventrarono l'autostrada nel tratto che collega l'aeroporto di Punta Raisi a Palermo, il 23 maggio del 1992. E' l'attentato simbolo dell'era stragista, cui pochi mesi dopo sarebbe seguito quello a Paolo Borsellino. Insieme a Falcone saltarono in aria la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo. Nomi che vivono nella memoria e nell'impegno di chi ha fatto dell'antimafia una religione, di chi ha continuato dentro e fuori le istituzioni a cercare la verità.

Perchè tante, troppe sono ancora le domande in cerca di risposta. Poco più di un mese fa otto nuove ordinanze di custodia eseguite dalla Direzione investigativa antimafia su mandato della Procura di Caltanissetta hanno portato alla luce nuovi particolari sulla strage di Capaci, dando un nome ai componenti del commando che procurò e preparò l'esplosivo per far saltare in aria il magistrato e la sua scorta. Sono Giuseppe Barranca, Cristofaro Cannella, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino e Lorenzo Tinnirello, tutti fedelissimi del capomafia Giuseppe Graviano, il dominus delle stragi del 1992-1993. Lo stesso Graviano che secondo il pentito Gaspare Spatuzza gli avrebbe confidato proprio in quegli anni di aver ormai "il paese nelle mani" grazie ad "alcune persone serie (...) quello del Canale 5" e un "paesano nostro" (Berlusconi e Dell'Utri).

Gli uomini che procurarono il tritolo a Graviano, che poi a sua volta lo consegnò all'attentatore Giovanni Brusca, sicario incaricato da Totò Riina, sono tutti già da tempo condannati all'ergastolo. In carcere anche come Cosimo D' Amato, il pescatore che consegnò al gruppo l'esplosivo prelevato da vecchie bombe trovate in mare, e Salvo Madonia, uno dei reggenti del clan di Resuttana, ritenuto uno dei mandanti della strage Falcone, assieme a tutta Cosa Nostra.

Ma al di là delle responsabilità della Cupola, quello che resta ancora oggi, come ha dichiarato Maria Falcone è "la speranza di trovare, se ci sono, i mandanti esterni" dell'attentato di Capaci. Chiarire buchi neri come l'attentato fallito all'Addaura (che lo stesso magistrato descrisse come opera di "menti raffinatissime") e la vicenda delle lettere anonime del Corvo. Individuare l'identità della fonte che aveva comunicato alla mafia la partenza di Falcone da Roma e l'arrivo a Palermo nel giorno della strage. Fare luce sullo smantellamento del pool antimafia, ma soprattutto trovare la verità sulla trattativa Stato-mafia, di cui Borsellino potrebbe essere venuto a conoscenza e per questo ucciso. In sostanza, ricostruire quella "strategia di accerchiamento che aveva come obiettivo Giovanni Falcone, stretto tra un 'fronte interno' e uno 'esterno'", come ha sostenuto il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato durante la commemorazione di Falcone nell'aula magna del palazzo di giustizia, perchè "dobbiamo prendere atto che il male di mafia non è stato fuori da noi ma anche tra di noi".

Come ogni anno anche oggi sono decine le iniztative per ricordare il magistrato del pool antimafia e del maxiprocesso, quello che riteneva la mafia "un fenomeno umano" e in quanto tale con "un inizio ed una fine". Al porto di Palermo sono arrivate le navi della legalità con a bordo le delegazioni di 13 Paesi europei, oltre 800 scuole, 20 mila studenti per commemorare le vittime della strage di Capaci. Il tema scelto quest'anno è "Le nuove rotte dell'impegno. Geografia e legalità", titolo del concorso nazionale e della cerimonia istituzionale che si svolgerà come di consueto nell'Aula Bunker del carcere Ucciardone di Palermo.

Ma in un Paese in cui un Procura osteggiata anche dai più alti rappresentanti delle istituzioni indaga sulle connivenze criminali tra la mafia e pezzi dello Stato, il tema più importante, come ha ricordato la presidente della Commissione Antimafia Europea Sonia Alfano, è quello della verità: "Ancora una volta ci apprestiamo a ricordare chi, con la sua morte, ha cambiato la visione che questo Paese aveva della mafia e dello Stato (...) Dopo 21 anni aspettiamo ancora la verità sulle stragi del '92: continuerò a sperare che un giorno i segreti di Stato sulle pagine più buie della nostra Storia vengano definitivamente svelati. Questo Paese ha il diritto di sapere".

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