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Stupro completo, sconti di pena ammissibili per la Cassazione: "Esaminare la qualità della violenza, non la quantità"

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di Simone Rausi

La Corte di Cassazione ha deciso che ci sono stupri e stupri. Anche nel caso di violenza carnale completa lo stupratore potrà avere uno sconto di pena per aver commesso un reato di minore gravità. Ogni violenza sessuale dovrà essere esaminata con la lente di ingradimento perché – secondo la Cassazione – non basta che sia consumato uno stupro totale, bisogna valutare “ripercussioni sulle condotte di vittima e carnefice, anche sul piano psichico. Un giudizio questo opposto a quanto deciso dalla Corte d’Appello di Venezia che aveva sentenziato che lo stupro completo non è mai, né può essere mai considerato di "minore gravità".

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Il cambio di rotta avviene dopo il ricorso di un violentatore, tale Giuliano S. di 48 anni. La Corte d’Appello di Venezia aveva confermato la condanna del Gip in quanto l’uomo aveva ripetutamente violentato la moglie, imponendole dei rapporti sessuali con la forza. La Cassazione ha invece accolto il ricorso sentenziando che l’attenuante può essere concedibile anche in caso di violenza completa perché il fatto va valutato nella sua complessità.

Praticamente Giuliano S., l’uomo che ha violentato la moglie, ha fatto presente nel suo ricorso che non bisogna esaminare la “quantità” della violenza ma la “qualità” (danno arrecato, grado di costrizione, ecc.). In particolare, secondo la Cassazione, i giudici della Corte d’Appello che hanno confermato la condanna senza attenuanti non avrebbe effettuato una valutazione globale, anche perché, le violenze sarebbero state commesse sempre sotto l’effetto dell’alcol. Secondo la Corte d’Appello di Venezia che condannò l’uomo ci sarebbero state delle violenze plurime che avrebbero offeso la dignità della donna. La Cassazione smentisce e dichiara che la circostanza in questione dovrà applicarsi in tutte quelle volte in cui “sia possibile ritenere che la libertà sessuale della vittima sia stata compressa in maniera non grave”.

La disamina completa va sempre effettuata – secondo la Corte di Cassazione – per evitare di ricadere nella “vecchia distinzione ripudiata dalla nuova disciplina, tra 'violenza carnale' e 'atti di libidine' che lo stesso legislatore ha ritenuto di non focalizzare preferendo attestarsi sulla generale clausola di casi di minore gravita”.

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