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Sulcis, stop a occupazione. Alcoa slitta al 10 settembre

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E' finita l'occupazione dei pozzi della Sulcis di Nuraxi Figu, in Sardegna. I minatori che esattamente una settimana fa, lunedì 27 agosto, avevano deciso di barricarsi a una profondità di 373 metri per protestare contro la decisione di chiudere l'impianto estrattivo hanno infatti scelto di risalire in superficie, dopo una riunione-fiume durata tutta la mattina.

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La scelta di porre fine all'occupazione è arrivata in seguito alla valutazione degli incontri dello scorso venerdì a Roma, che hanno avuto come esito l'impegno da parte del governo di non fermare l'attività della Sulcis il 31 dicembre 2012, come inizialmente paventato, ma di proporre in Parlamento la richiesta di una proroga della scadenza del bando di affidamento della concessione, in deroga alla Legge 99/2009. In questo modo, secondo quanto spiegato dal sottosegretario allo Sviluppo Claudio De Vincenti, sarà possibile continuare l'attività da "sei mesi fino, al massimo, a un anno", con la speranza che nel mentre la Regione Sardegna trovi una soluzione 'economica' per adeguarsi alle normative sulle emissioni previste dall'Unione Europea.

E proprio per ottenere garanzie di un oggettivo impegno da parte delle istituzioni locali, i lavoratori della Sulcis hanno comunque deciso di mantenere lo stato di agitazione con il blocco della discarica delle ceneri e dei gessi provenienti dalla vicina centrale dell'Enel, ovvero dei residui derivanti dall'utilizzo del carbone per ottenere energia.

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A pochi chilometri di distanza, invece, resta altissima la tensione per le sorti dell'Alcoa. Il 1° settembre l'azienda ha infatti avviato le procedure per lo spegnimento dei forni dello stabilimento di Portovesme, annunciando che la chiusura dell'impianto, a meno dell'intervento di un acquirente interessato a rilevarlo, sarà completata entro novembre. E a questo proposito, proprio oggi è arrivata la notizia del rinvio al 10 settembre dell'incontro tra i vertici di Alcoa, governo e Glencore, previsto inizialmente per il 5. Come riportato da fonti ministeriali, la scelta è stata dettata dalla volontà di offrire più tempo alla multinazionale svizzera per effettuare le proprie valutazioni in relazione a un'eventuale acquisizione dello stabilimento.

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