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Tasmania, lotta al fumo: sigarette vietate ai nati dopo il 2000

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La metà australe del mondo ha dichiarato guerra al fumo. Dopo il via libera dell'Alta Corte australiana alla legge che dal primo dicembre stabilisce che sigari e sigarette siano venduti in pacchetti anonimi di color verde oliva, corredati di immagini shock, dalla Tasmania arriva una proposta ancora più radicale: vietare tout court lo smercio di tabacco ai nati a partire da gennaio 2000.

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Nell'isola-stato dell'Australia a sud-est del continente possono fumare solo i maggiori i 18 anni e dunque un gruppo di legislatori ha pensato di far fruttare questo limite di età per 'educare' la nuova generazione a un mondo senza sigarette: "Un'arbitraria messa al bando sarebbe un compito molto difficile per la polizia, ma stabilire che coloro che legalmente vendono sigarette non potranno venderle a persone di una certa età è invece plausibile", ha dichiarato al sito dell'emittente pubblica Abc il ministro della Sanità, Michelle O'Byrne.

Un'idea radicale, certo, ma tutt'altro che peregrina. I legislatori che hanno proposto il disegno di legge alla Camera Alta di Hobart, il capoluogo della Tasmania, hanno infatti pensato che i giovani iniziano a fumare per emulazione e perché qualche coetaneo offre loro una sigaretta: dunque, impedendone la libera circolazione almeno entro una data fascia di età, il 'vizio' dovrebbe progressivamente esaurirsi, fino a sparire. Ovviamente nel migliore degli scenari possibili e in un mondo teoricamente 'perfetto'.

Come ammette infatti Jann Smith, del Consiglio su alcol, tabacco e droga nazionale, quasi inevitabilmente la reazione al probizionismo porterà a un mercato illegale e ad altre "conseguenze alle quali non abbiamo ancora pensato", ma secondo gli ideatori del disegno di legge, contro il fumo giocheranno due fattori da non sottovalutare: il tempo e il relativo isolamento della Tasmania. Per i legislatori, infatti, con il passare degli anni le abitudini si modificheranno, lentamente ma inesorabilmente, portando i 'vecchi fumatori' a essere una minoranza e poi a estinguersi, mentre la stessa natura geografica dell'isola renderebbe più complesso il commercio illegale e, allo stesso tempo, terrebbe le nuove generazioni lontane dalle tentazioni.

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Insomma, se da un lato è innegabile che, così facendo, lo Stato si sostituisce alla coscienza del singolo - aprendo un dibattito potenzialmente infinito sulla liceità o meno dell'atto - dall'altro è altrettanto vero che l'idea della Tasmania sta esercitando un forte appeal (alla faccia dell'isolamento) sul resto del mondo: come riporta infatti il sito del quotidiano The Australian, da Singapore e dalla Finlandia sarebbero già arrivate richieste per consultare i dettagli del disegno di legge e riproporlo adeguatndolo alla costituzione locale.

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