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Torino: uccide prostituta e lo racconta in un libro

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Aspirante scrittore e probabile assassino: la storia di Daniele Ughetto Piampaschet è quella di un uomo in bilico tra realtà e finzione, che alla fine, vinto dalla propria ossessione, lascia che la seconda abbia il sopravvento sulla prima e trasformi il racconto della sua vita da romanzo rosa con aspirazioni aulico-filosofiche a triste noir di provincia.

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Secondo i carabinieri della Compagnia di Chivasso e il pm Vito Sandro Destito, infatti, Piampaschet, 34 anni, sarebbe colpevole di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere, perpetrati ai danni di Anthonia Egbuna, una prostituta ventenne nigeriana da lui frequentata da febbraio a ottobre 2011 e ritrovata cadavere nel Po lo scorso 26 febbraio, ammazzata a coltellate.

Contro l'aspirante scrittore una montagna di prove indiziarie, a cominciare proprio da un suo manoscritto, La rosa e il leone, nel quale Piampaschet racconta la sfortunata storia d'amore, conclusa da un omicidio-suicidio, tra la 'rosa', una ragazza di strada africana, per i carabinieri alter ego di Anthonia, e il 'leone', un tizio "simpatico", ma "più squattrinato di un ladro in manette", che a parere degli investigatori altri non sarebbe che lo stesso autore del romanzo.

Secondo la 'trama' ricostruita dagli inquirenti, infatti, Piampaschet sarebbe un uomo ossessionato dalla Nigeria e dalla sue donne, come da lui dichiarato in una lettera inviata ad Antonia a rinvenuta nell'abitazione di quest'ultima: "L'Africa per me significava Nigeria. E Nigeria significava le donne. E le donne significavano le prostitute, così chiamate da tutti ma per me rappresentavano l'Assoluto in terra. L'Assoluto in termini di bellezza". Una vera e propria fissazione, con un matrimonio durato 10 anni con un'altra nigeriana e la frequentazione di diverse altre ragazze africane prima e dopo Anthonia, alla base della quale vi sarebbe la volontà maniacale di Piampaschet di 'salvare' le giovani dalla strada e dare loro una nuova vita.

Ma le attenzioni ossessive dell'aspirante scrittore devono avergli cagionato più di una delusione se, come pensano i carabinieri di Giaveno, dopo 1.900 telefonate in 9 mesi, una frequentazione pressoché quotidiana - con tanto di accompagnamento a casa e sul 'posto di lavoro' - e numerosi appuntamenti, Piampaschet uccide Anthonia e butta il suo corpo nel Po. Una tesi avvalorata dal repentino e radicale cambiamento di abitudini del giovane, che cambia cellulare e si trasferisce a Londra, da dove rientra pochi giorni fa, giusto per essere arrestato nell'abitazione dei genitori a Giaveno. Per il gip Massimo Scarabello, infatti, "potrebbe darsi alla fuga e reiterare il reato".

Già, perché Piampaschet sembra trarre ispirazione per i suoi romanzi dalla propria vita in un modo così maniacale da essere pronto a piegare la realtà alla funzionalità della trama in ogni modo, anche uccidendo. Ne La rosa e il leone, il protagonista ammazza la sua donna soffocandola e poi si spara un colpo in testa: l'aspirante scrittore non si è suicidato, ma del resto, se l'avesse fatto, non avrebbe potuto continuare a raccontare le sue storie. E proprio a queste storie hanno voluto mettere fine i carabinieri.

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