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Totò Riina sulla strage di Via D'Amelio: "Telecomando nel citofono, fu Borsellino ad azionarlo"

Il telecomando che ha azionato la bomba della strage di via D'Amelio in cui è morto Paolo Borsellino con cinque uomini della sua scorta era posizionato nel citofono del palazzo della casa della madre del giudice. Ad azionarlo sarebbe stato lo stesso Borsellino, semplicemente suonando per avvisare la donna del suo arrivo.

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Sono queste le ultime rivelazioni di Totò Riina su quel maledetto pomeriggio del 19 luglio 1992: le parole del boss, intercettate nel carcere di Opera, sono state anticipate dal quotidiano Repubblica. Lo scorso novembre nei suoi colloqui con il suo compagno di ora d'aria, il boss della Sacra corona unita Alberto Lorusso, Riina ha spiegato che l'esplosione della Fiat 126 imbottita di tritolo sarebbe stata azionata dallo stesso Borsellino attraverso il citofono.

Finora i pubblici ministeri di Caltanissetta Nico Gozzo, Stefano Luciani e Gabriele Paci che da tempo indagano sulla strage di Borsellino erano portati a credere che ad azionare il comando dela bomba fosse stato il boss Giuseppe Graviano, ideatore delle stragi mafiose, indicato dal collaboratore di giustizia Fabio Tranchina come l'uomo di Cosa Nostra nascosto in un giardino nei pressi di via D'Amelio, anche se non gli aveva mai visto un telecomando in mano.

Rivelazioni, quelle di Riina, che aprono nuovi inquetanti interrogativi: la mafia stragista che uccide col tritolo era davvero così esperta da poter realizzare un congegno tecnologico sofisticato ed occultarlo all'interno del citofono del palazzo della signora Borsellino? I retroscena svelati dall'ex capo di Cosa Nostra nelle conversazioni in carcere, che sono ora oggetto di trascrizione da parte dei tecnici della Dia, rappresentano novità importanti anche per i magistrati che a Palermo stanno mettendo in ordine i tasselli della trattativa tra mafia e pezzi deviati dello Stato: questo particoare potrebbe rivelarsi particolarmente significativo per la avallare quella pista secondo cui Paolo Borsellino fu ucciso perchè venuto al corrente della trattativa e quindi perchè rappresentava un ostacolo alla sua prosecuzione.

Il pentito Gaspare Spatuzza, nel ricostruire la progettazione dell'attentato a Borsellino, aveva riferito di aver visto nel garage in cui la Fiat 126 è stata caricata di esplosivo un uomo mai visto prima e certamente non affiliato a Cosa Nostra. I pm di Caltanissetta indagano su questo misterioso tecnico che Spatuzza dice di aver visto appena il giorno prima dell'attentato.

L'altro nodo irrisolto per i magistrati è quello della telefonata ricevuta dal 113 il pomeriggio dell'attentato, riportata in una relazione inviata al capo della squadra mobile, quando una voce maschile annunciò: "Tra mezz'ora esploderà una bomba sotto di voi". La registrazione, che avrebbe dovuto essere sotto sequestro, non è stata più ritrovata. Altro mistero che potrebbe nascondere una verità ancor più inquietante sul coinvolgimento di esponenti delle istituzioni nella strage.

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