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Travaglio: "Mettono il bavaglio alla stampa"

All'indomani del voto bipartisan con cui si è guadagnata la fiducia alla Camera, la cosiddetta legge Mastella continua a provocare polemiche.
Un ddl che punta a salvaguardare la privacy degli indagati e che ha scatenato la vibrata reazione di Marco Travaglio, che sul blog di Beppe Grillo si è prodotto in un articolo-lettera in cui descrive le ambiguità del disegno di legge.

"Dieci giorni fa maggioranza e opposizione unite hanno deciso di mettere il bavaglio alla stampa su tutti gli atti d’indagine: verbali d’interrogatorio, intercettazioni, avvisi di garanzia, mandati di cattura, decreti di perquisizione e di sequestro, insomma tutto ciò che fino a oggi ci ha fatto capire le malefatte del potere politico, imprenditoriale, finanziario, sportivo eccetera".
Dal 1989 il segreto istruttorio non esiste più.

Attualmente esiste un "segreto investigativo" il cui divieto costa una multa che varia dai 51 ai 258 euro. Le cose ora potrebbero decisamente cambiare.
"La legge Mastella porta la pena a un minimo di 10 mila e a un massimo di 100 mila euro. Così l’oblazione passa da 120 euro a 50 mila. Cifre che nessun giornalista può permettersi di pagare e che nessun editore – salvo che sia Berlusconi alle prese con le telefonate di Fassino – sarà disposto a sborsare. La notizia non é segreta", continua Travaglio, "ma è vietato pubblicarla: i giornalisti la conoscono, ma non possono più raccontarla. Se qualcuno vuol proprio sapere qualcosa, magari viene in redazione e gli facciamo leggere le carte, di straforo. Ancora: è vietata la pubblicazione, anche nel contenuto, di intercettazioni e tabulati telefonici anche se non più coperti da segreto. Stesso discorso: non sono segreti, il giornalista li conosce, gli avvocati pure, i politici di solito anche, ma la gente non li deve sapere. Così, intanto, brulicano i ricatti…se poi vengo in possesso di un dossier o di un’intercettazione illegalmente raccolti e questi contengono notizie gravissime (per esempio, che si sta preparando un colpo di Stato), e li pubblico, rischio da 6 mesi a 4 anni di galera".

Quali le possibili contromosse? “Intanto è importante sapere cosa stanno preparando e avvertire gli amici. E poi bisogna tenersi pronti per qualche iniziativa concreta: che so, una raccolta di firma, un referendum abrogativo. Io, per parte mia, se la porcata dovesse passare, farò obiezione di coscienza e pubblicherò ugualmente notizie vietate, per farmi processare e chiedere al giudice di sollevare un’eccezione dinanzi alla Corte costituzionale per far dichiarare illegittima la norma”.

Per Travaglio, infine, non si tratta di una legge contro contro i giornalisti, ma di "una legge contro i cittadini. Parafrasando Altan, potremmo tradurla così: al cittadino non far sapere come gl'infilano l’ombrello nel sedere".

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