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Treviso: papà indagato, intercettava il cellulare dei figli

"L'ho fatto per controllare che non si drogassero", con queste parole un professionista di Treviso ha spiegato alla Guardia di Finanza le ragioni che lo hanno spinto a controllare il cellulare dei suoi due figli. L'uomo, ora sotto inchiesta, ha acquistato su Internet un software che, una volta installato sul proprio telefonino e su quello di chi si desidera controllare, permette di conoscere tutte le chiamate e gli sms.

Il software, liberamente venduto in rete, consente a qualsiasi privato di effettuare intercettazioni telefoniche e volendo, grazie al collegamento con un rilevatore satellitare, di conoscere in tempo reale la posizione dei controllati intercettandone gli spostamenti. Il problema è che per poter effettuare delle intercettazioni è necessaria l'autorizzazione della magistratura e il programma commercializzato sul web questa autorizzazione non ce l'ha. Alla luce di ciò le Fiamme Gialle hanno avviato delle indagini nel corso delle quali sono arrivati al professionista trevigiano.

Secondo quanto stabilito dall'articolo 617 bis del Codice penale, che riguarda le installazioni di apparecchiature per intercettare comunicazioni o conversazioni telefoniche o telegrafiche, a violare la legge sono stati gli ideatori del programma, gli acquirenti e gli installatori. La pena prevista per questo tipo di reato, che rientra nei delitti contro l'inviolabilità dei segreti, prevede la reclusione da uno a quattro anni.

Tra gli acquirenti del famigerato kit, ora posto sotto sequestro, investigatori privati, mariti e mogli gelosi e, come nel caso del professionista di Treviso, padri preoccupati. Nei prossimi giorni la Guardia di Finanza ascolterà altre persone coinvolte nella vicenda.

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