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Troppi stranieri, via dalle elementari

Fuga dalle elementari.
Non è un titolo di un film, è purtroppo un trend negativo che si sta verificando da qualche anno a Torino, dove la presenza sempre più massiccia degli immigrati spinge molte famiglie italiane a disertare gli istituti elementari, preferendo l'iscrizione a scuole paritarie.

Altro che integrazione dunque, i genitori torinesi stanno dando vita ad una vera e propria emergenza scolastica. "Temiamo di non riuscire a formare una terza classe “prima”, pur sapendo che i bambini del territorio in età da debutto alle elementari sono almeno un centinaio. - spiega a 'La Stampa' Marisa Deangelis, dirigente dell'istituto comprensivo "Manzoni" - Ne abbiamo già persa una l'anno scorso. Purtroppo nel quartiere ci sono italiani che non accettano l'idea che il proprio figlio sia in classe con figli di immigrati e mettono in giro voci che screditano la scuola".

Così vanno le cose al quartiere San Salvario, periferia di Torino, ma la situazione non migliora se si tengono d’occhio le scuole del centro: qui le elementari “Pacchiotti” e “Sclopis” sono riusciti a formare una sola classe "prima".
"C'è una grande differenza tra il numero il numero dei bambini che potremo avere e quello che abbiamo", afferma Giovanni Sinicco, dirigente scolastico di uno degli istituti. "Le famiglie preferiscono le paritarie. La gente pensa che dove ci sono molti stranieri, la didattica sia meno curata, ma con le prove Invalsi (uguali in tutta Italia) abbiamo verificato livelli di preparazione equivalenti”.

Antonio Catania, responsabile della scuola didattica provinciale, ammette che il problema c’è e come: "Facciamo progetti di ogni tipo, ma la fuga silenziosa c'è. Il problema non è solo culturale, ma anche di concentrazione abitativa. In alcune zone, gli italiani sono ormai pochi e la divisione degli alunni stranieri spesso è molto complicata. Il ministro Fioroni dice di promuovere patti con gli enti locali per la distribuzione degli immigrati, ma la questione è più complessa e non riguarda soltanto temi occupazionali”.

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