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Troy Davis, giustiziato un altro innocente?

  • LaPresse

Un cocktail di farmaci ha messo fine questa notte alla vita di Troy Davis giustiziato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti D'America per aver ucciso un agente di Polizia. Dopo circa vent'anni dalla sentenza, dopo rinvii, ricorsi e appelli, nessuno è riuscito a fermare la macchina senza speranza della pena di morte.

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Nel 1991, Davis, a soli 19 anni era stato condannato per aver ucciso il poliziotto MarkMacPhail, in una sparatoria avvenuta nel 1989 a Savannah, in Georgia. Secondo la ricostruzione dei fatti il ragazzo, insieme ad altri coetanei, stava disturbando un senzatetto, l'agente intervenuto ha iniziato una colluttazione e ne è uscito senza vita. Tutti hanno subito incolpato il ragazzo di colore, ma contro di lui non ci sono mai state prove concrete.

Infatti, sette dei nove testimoni hanno, in un secondo momento, ritrattato le accuse, gli altri due, invece, uno ricorda solo il colore della maglietta, l'altro era il presunto assassino, che teneva in dotazione un'arma, mai ritrovata, con cui è stato ucciso il poliziotto. Pare che il processo doveva essere giudicato falsato anche perché testimoni avevano ricevuto pressioni proprio dalla polizia che voleva archiviare il caso al più presto e far apparire il 'mostro' in prima pagina.

Troy Davis si è trasformato così in uno dei simboli della lotta contro la pena di morte, ma a nulla sono valsi gli appelli di Amnesty International, del Papa Benedetto XVI, dell'ex presidente Jimmy Carter e di altri personaggi di spicco della scena internazionale, anche il New York Time si era schierato a favore del condannato.

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