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Truffa a Milano, tre giapponesi pagano in un night oltre 7mila euro

Dopo la brutta vicenda del conto truffa toccata a una coppia di giapponesi in vacanza a Roma, è adesso finito nel mirino un locale di Milano, il Pussy Cat, nella zona di via Gonzaga.

Nel night club un turista giapponese, accompagnato da due colleghi, si è visto presentare un conto di ben 7.265 euro. Il conto record è stato suddiviso in due scontrini: uno pari a 6.765 euro, l'altro di 500 euro. Il turista non ha lasciato passare la cosa sotto silenzio e si è rivolto alla sede di Tokyo dell'Agenzia italiana per il turismo (Enit). Della vicenda si sta ora occupando l'associazione per la difesa dei consumatori, l'Adoc, che, lo scorso 2 settembre, ha ricevuto dall'Enit tutta la documentazione. Il turista giapponese sarà ora assistito legalmente dall'Adoc.

Il fatto, denunciato solo adesso anche per le recenti vicende di Roma, è avvenuto lo scorso dicembre. Nella lettera scritta all'Enit il turista ha raccontato: "La sera dell'11 dicembre insieme a due colleghi siamo entrati nel night club. Erano circa le 22. Non c'era quasi nessuno, e così ci siamo messi a nostro agio e abbiamo bevuto con calma. Per il conto, ho chiesto al capo del locale e mi è stato chiesto di firmare e inserire il numero di sicurezza. Ci hanno fatto due scontrini, e, non sapendo bene il motivo, ho pensato che forse la prima transazione era andata a vuoto. Ho fatto male a non controllare il conto, ma senza pensare che veramente fosse da 800.000 yen, ho pensato che fosse pari a 80.000 yen".

L'uomo, infatti, non si è subito accorto della cifra da capogiro, ma ha pensato di aver pagato 600 euro. Il turista si è reso conto della somma pagata solo qualche giorno dopo quando, recatosi a Torino, non è riuscito ad utilizzare la carta di credito perché aveva superato il limite mensile di spesa. "Ma siccome a volte succede - ha spiegato nella missiva l'uomo - sono tornato in Giappone, senza pensare di fare un controllo". Quando però a gennaio gli viene comunicato l'importo addebitato sulla carta il turista ha provato più volte a chiamare il locale senza però riuscire mai a collegarsi. Il turista ha concluso la lettera scrivendo: "Vi prego di fare qualcosa. Attualmente non ho intenzione di tornare a Milano".

L'Adoc ha suggerito al giapponese di inoltrare, tramite l'autorità consolare in Giappone, alla Procura della Repubblica di Milano una denucia con descritti i fatti. Il presidente dell'associazione, Carlo Pileri, ha detto: "Siamo davanti ad un fatto grave perché è assurdo che ci si approfitti di persone che non parlano la nostra lingua, e che hanno difficoltà a calcolare l'ammontare degli scontrini. Persone che, va detto, aiutano la nostra economia, visitando l'Italia. Purtroppo si tratta di errori che possono occorrere ovunque, anche nei taxi. Per questo bisogna puntare a sottoscrivere accordi con i ministeri e le associazioni di categoria".

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