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Truffa frati francescani, i soldi di donazioni e offerte finiti in società con traffici illeciti

L'Ordine fondato da San Francesco d'Assisi è sull'orlo del fallimento, sommerso dai debiti, e la notizia è già di per sé una bomba; ma ciò che desta ancora più scalpore è l'utilizzo che i vertici hanno fatto delle economie dell'organizzazione, in gran parte derivanti da generose donazioni esterne.

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Nella lettera con cui il ministro generale delle finanze dei francescani, l’americano padre Michael Perry, ha pubblicamente ammesso a tutti i frati dell'Ordine la "grave situazione di difficoltà finanziaria", emergono infatti magagne, se non vere e proprie ombre, nella gestione dei soldi a disposizione della Curia generale di Roma. Oltre al "cospicuo ammontare di debiti" (nell'ordine dei miliardi di euro), viene rilevata nella denuncia la scarsissima efficacia dei "sistemi di vigilanza e di controllo finanziario", al punto che "sembrano esserci state un certo numero di dubbie operazioni finanziarie, condotte da frati cui era stata affidata la cura del patrimonio dell’Ordine. Si parla però, soprattutto, dell'incidenza nella vicenda di persone esterne al mondo francescano, motivo per cui il Definitorio generale "all’unanimità ha deciso di chiedere l’intervento delle autorità civili."

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Si chiede che indaghi la magistratura, insomma, anche perché, come ha scritto La Stampa, la scoperta è di quelle pesanti: alcuni depositi sequestrati alla curia generalizia di Roma erano stati investiti in società sotto inchiesta per traffici illeciti, vicini al mondo delle armi e della droga. Operazioni oscure che hanno messo pure "in grave pericolo la stabilità finanziaria" dell'Ordine dei frati francescani.

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