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Uno studio sui topi rivela il segreto della longevità

Studiando il dna dei cosiddetti "topi matusalemme" un gruppo di ricercatori italiani potrebbe aver scoperto il segreto della longevità. A quanto pare un ruolo fondamentale nella longevità è svolto da un recettore presente anche nelle cellule umane. A fare questa scoperta la ricercatrice Ariela Benigni e il suo gruppo di biologi molecolari dell'Istituto Mario Negri di Bergamo.

Per questo recettore, tra l'altro, sono attivi farmaci già in commercio e comunemente utilizzati per la cura della pressione alta. La ricercatrice ha spiegato che l'idea di partenza era indagare l'effetto del recettore di tipo 1 per l'Angiotensina II, ormone che regola il tono dei vasi sanguigni e la pressione arteriosa, "nelle alterazioni di cuore e rene in un gruppo di topi geneticamente modificati ad hoc". Nel corso di questo studio, quasi per caso, gli studiosi hanno notato che questi topi sopravvivevano più di quelli normali e invecchiavano bene. "Una volta morti - ha spiegato la ricercatrice - li abbiamo sottoposti ad autopsia, constatando che avevano molta meno aterosclerosi, meno danni a cuore e rene e nessuno al cervello. Dal punto di vista biochimico questi animaletti sono risultati protetti dal danno ossidativo. Abbiamo anche visto che in questi topi risultano più espressi geni già noti associati alla longevità. E questo proprio grazie all'assenza del recettore".

La buona notizia è che è possibile modulare il recettore dell'Angiotensina, e quindi prolungare la durata della vita in buona salute, con farmaci conosciuti e già in uso. La Benigni ha spiegato: "L'espressione dei due geni della longevità Nampt e Sirtuina 3 di questi topi è ridotta nelle cellule in coltura in presenza di Angiotensina II. Questo ci ha fatto pensare che l'Angiotensina condizionasse la durata della vita. Così con un'operazione di ingegneria genetica abbiamo creato animali privi del recettore di tipo 1 dell'Angiotensina. In questo modo gli animali tornano a esprimere i geni della longevità".

La ricerca ha mostrato che è accresciuta quasi del 30 per cento la durata della vita negli animali privati del recettore per l'Angiotensina. Per gli uomini vorrebbe dire arrivare tranquillamente fino a 100 anni e oltre.

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