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Unterkircher è morto, una spedizione per salvare i compagni

E' impossibile salvarlo. Karl Unterkircher, l'alpinista ed esploratore altoatesino disperso da ieri pomeriggio sul Nanga Parbat, la nona montagna più alta della Terra, mentre stava tentando di aprire una nuova via sul versante Rakhiot, è morto. La neve dove stava battendo traccia ha ceduto ed Unterkircher è precipitato in un crepaccio ad un'altezza di oltre 7.000 metri.

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Vani sono stati i tentativi dei compagni di spedizione di salvarlo. Non potendo tornare indietro Simon Kehrer e Walter Nones stanno proseguendo verso l'alto per poi scendere da una via più sicura. Non ci sono possibilità di soccorrerlo. Tra poche ore partirà una spedizione, capitanata da Gnaro Mondinelli e Maurizio Gallo che cercherà di recuperare i due compagni di spedizione dell'alpinista.

Il MANAGER. Dal sito ufficiale dell'alpinista arrivano notizie schiaccianti: "La tragedia è ormai triste realtà. Non ci sono più speranze, Nones e Kehrer stanno proseguendo verso la cima per poi tornare a valle su un'altra via. Fino al loro arrivo al campo base passeranno due, tre giorni", ha riferito il manager di Unterkircher, Herbert Mussner.

LA MOGLIE. L'alpinista nato a Selva di Val Gardena, il 27 agosto 1970, è sposato e lascia tre bambini piccoli. La moglie raggiunta al telefono ha detto: "Certamente hanno fatto di tutto per salvarlo. Purtroppo, per quello che so, ci sono pochissime speranze. Karl era partito il 7 giugno... Era quello che amava fare...".

LE ULTIME PAROLE. "Sono le scariche di ghiaccio che mi fanno paura", aveva scritto l'alpinista (leggi il blog/diario di Karl) in una email inviata al mangar, "la cosa migliore per evitare veramente sgradevoli imprevisti, sarebbe rinunciare al progetto. Finora però tutto è andato bene, mica ci tireremo indietro adesso?".

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