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Urina da bere contro il cancro: il metodo degli induisti

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Cresce il numero di fedeli di culto induista che credono nelle proprietà terapeutiche dell’urina di vacca. Nonostante lo scetticismo di larga parte della popolazione, si fa strada in India questa particolarissima usanza, promossa da capi religiosi come prezioso antidoto contro malattie anche gravi, quali il cancro, la tubercolosi, il diabete, patologie gastriche e varie forme di tumore.

Non tutti gli animali, considerati sacri per la religione, possono produrre tuttavia la sostanza ritenuta curativa dai seguaci della nuova corrente spirituale di matrice induista: bisogna che la mucca scelta sia vergine, per poterne acquisire (prima che sorga il sole) le urine sperando negli effetti “miracolosi” della bevanda raccolta, peraltro da consumare senza bollitura o trattamenti di alcun tipo.

Sembra inoltre farsi strada, parallelamente alla pratica del consumo di liquido naturale prodotto dai bovini, l’idea di ricavare dalla stessa urina di mucca altri prodotti da mettere al più presto in commercio, come rivelato recentemente da alcuni esponenti della comunità religiosa indiana contattati dai giornalisti, secondo quanto riportato in un articolo del Daily Mail.

“Si tratta di un dono divino, afferma uno dei portavoce religiosi contattati dalla stampa, aggiungendo che “sono state le sacre scritture a rivelare tali proprietà” e che quindi non ci sarebbero motivi validi per dubitare dei benefici legati all’ingestione, secondo le modalità previste dalle usanze già in vigore in alcune parti del Paese, delle “preziose” sostanze ricavate dagli animali oggetto di culto.

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