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USA, ragazza di colore data alle fiamme: Sharmeka Moffitt aggredita dal Ku Klux Klan

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Aggredita mentre passeggiava in un parco, cosparsa di un liquido infiammabile e bruciata viva. E' successo a Winnsboro, una cittadina della Louisiana, e la vittima, Sharmeka Moffitt, di quei momenti ricorda con chiarezza una cosa: i suoi assalitori avevano dei "cappucci bianchi" e prima di cercare di ucciderla l'hanno insultata per il colore della sua pelle.

Aggressione Ku Klux Klan, parla la mamma di Sharmeka Moffitt: il video

A due settimane dal voto, con il mormone Romney e l'afro-americano Obama a contendersi la Casa Bianca, l'America riscopre un incubo che credeva dimenticato o - perlomeno - ben nascosto dietro mezze parole, frasi e atteggiamenti distanti secoli (o quasi) dalla violenza feroce del Ku Klux Klan del 'secondo movimento', quella che dal 1915 al 1950 ha lasciato dietro di sè una una lunga scia di morti e feriti, nel corpo e nell'anima.

L'aggressione è avvenuta alle 20 di domenica 21 ottobre: Sharmeka si trovava da sola nei pressi del parco pubblico della città, quando è stata avvicinata da tre uomini incappucciati che prima l'hanno insultata e poi le hanno spruzzato addosso un liquido che si è rivelato infiammabile. Gli aggressori a quel punto si sono allontanati e la ragazza ha avuto la presenza di spirito e la forza di spegnere il fuoco con l'acqua di una fontanella e quindi di chiamare la polizia.

Quando sono arrivati sul posto, gli agenti si sono trovati di fronte una scena terribile: Sharmeka infatti è stata avvolta e bruciata dalle fiamme per metà e proprio oggi la giovane è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico per salvarle la vita. Ricoverata al Lsu Medical Center di Shrevepor con ustioni di terzo grado sul 60% del corpo, le sue condizioni sono definitie dai medici "molto gravi": "E' ustionata al petto, alle braccia e alle gambe", ha spiegato ai media la mamma, Edna Moffitt, che ha anche smentito la notizia, circolata in un primo momento, che Sharmeka sia stata aggredita perché indossava una t-shirt con il volto di Barack Obama.

Da domenica la polizia sta indagando a tappeto per trovare tracce o indizi che possano ricondurre agli aggressori e le modalità dell'agguato, insieme al fatto che la macchina di Sharmeka è stata ritrovata imbrattata di scritte di insulti e con la firma KKK sul cofano, fanno propendere gli investigatori per un'aggressione a sfondo razziale. Tuttavia, per il momento tanto le forze di polizia che quelle politiche usano la massima cautela. "Aspettiamo di capire bene come sono andati i fatti. Raccomandiamo tutti di muoversi con prudenza", ha dichiarato Otis Chisley, presidente della sezione locale della Naacp, la National Association for the Advancement of Colored People, autorevole associazione antirazzista afro-americana, e la stessa via è stata scelta dallo sceriffo di Winnsboro, Kevin Cobb: "E' una cosa orribile. Cerchiamo di essere uniti, di stare attenti ai fatti e alle prove e vedrete che la giustizia avrà la meglio", ha detto infatti in conferenza stampa.

Ma la linea cauta ufficiale non è stata condivisa dalla rete. Il fatto ha immediatamente suscitato lo sdegno del web, che si è subito mobilitato con la creazione di una pagina Facebook chiamata Prayers for Shareka Moffit. Con più di 33 mila like, il 'diario' per Shareka dà voce alla paura e alla rabbia di chi dice che "la pena di morte è troppo bella per questi idioti. Dovrebbero essere bruciati sul rogo", ma anche ai pensieri di chi prega "per Shareka e per la sua famiglia" e si unisce 'virtualmente' alla veglia organizzata per questa sera a Winnsboro.

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