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Utero in affitto Italia: dibattito aperto sui figli "ad ogni costo", 25mila euro per un figlio altrove. Ancora scandalo per lo scatto di ieri

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di Simone Rausi

Meno di 24 ore fa uno scatto della fotografa canadese Lindsay Foster riaccendeva il dibattito sull’utero in affitto in Italia, tema su cui – soprattutto negli ultimi mesi – l’attenzione non è mai realmente calata. Nella fotografia della Foster si vedevano due uomini commossi stringere al petto un neonato messo al mondo da una madre surrogato. Siamo in Canada, Paese in cui l’affitto dell’utero è una realtà legalizzata. Lo scatto suscitava un mare di polemiche (e non solo per la questione omosessuale quanto per quell'enorme massa di giudizi morali, dubbi etici e perplessità scientifiche sull'argomento).

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La pratica dell’utero in affitto è vietata in Italia, Austria, Francia, Germania, Svezia e Norvegia. In Inghilterra invece – Paese come sempre fuori dal coro delle tendenze europee - solo lo scorso anno ci sono stati 167 bambini nati da una madre surrogata. Chi vuole ricorrere a questa “pratica” spesso si infila in canali tanto alternativi quanto pericolosi come gli annunci privati sul web (dove è in piedi un vero e proprio contrabbando di uteri) o l’espatrio verso “isole felici” in cui portare avanti la gravidanza (con il rischio concreto di tornare con un bambino e una condanna penale ad aspettare in tribunale).

Di casi di strettissima attualità, in tal senso, l’Italia è piena. Una coppia milanese (48 anni lui, 54 lei), ad esempio, si era recata in India circa 20 mesi fa per affittare l’utero di una donna locale ed impiantarlo nel corpo di un’altra. E il tutto con il seme del marito. I due, di ritorno dall’India (paese dove le madri surrogato sono una realtà, così come in Russia ed Ucraina) si erano visti piombare addosso una condanna di 1 anno e 8 mesi per “alterazione di stato” (avrebbero fatto credere che la mamma fosse la donna milanese). Condanna mai realmente scontata perché, secondo i giudici, “la maternità sarebbe ormai roba controversa”. Cavilli legali anche per una coppia cremonese che si è vista togliere il bambino dopo l’affitto di un utero in Ucraina. Per tentare la strada dell’affitto dell’utero, tra l’altro, oltre ad avere una buona dose di coraggio è necessario anche un discreto conto in banca. Il tariffario per un bimbo è estremamente alto: si va dai 25 mila euro in India ai 120 mila degli Usa.

Di fatto però, la strada dell’utero in affitto continua ad essere sempre più battuta da centinaia di coppie in tutta Europa tanto da spingere diversi Paesi a ritornare su certe leggi e fare attente riflessioni. In Francia, ad esempio, lo storico giornale “Le Figaro” scriveva che “continuare a proibire l’utero in affitto in Francia mentre si obbliga a riconoscere i figli nati dalla stessa pratica all’estero costituisce un incoraggiamento inammissibile a violare la legge e discrimina coloro che non hanno i mezzi di pagarsi un viaggio all’estero in India o Ucraina dove la pratica è legale». In Italia, all’ombra del Vaticano, dove la moralità sul tema occupa per forza di cose un posto ancora maggiore, si è ancora lontani da queste considerazioni. Cavilli burocratici aggirabili però per quelle coppie che al di là di qualunque tribunale, vedono solo un bambino da raggiungere.

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