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Vauro lascia il "Manifesto" e passa al "Fatto": la lettera d'addio alla redazione

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Si è consumato l’addio tra uno dei vignettisti più famosi d’Italia e lo storico giornale che ospitava la sua satira: Vauro Senesi lascia Il Manifesto dopo oltre venticinque anni di collaborazione per passare al Fatto Quotidiano di Padellaro e Travaglio. Una scelta annunciata con dolore dallo stesso vignettista e accolta con non celato dispiacere dalla redazione del quotidiano: si chiude così un legame professionale e soprattutto umano che ha visto Vauro nelle vesti di editorialista ma soprattutto di disegnatore-simbolo del Manifesto.

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L’addio malinconico è stato ufficializzato con una lettera apparsa sul Manifesto di oggi, in cui Vauro con evidente difficoltà si congeda dai colleghi di una vita: "Dire arrivederci è sempre un po’ penoso - esordisce Vauro - Lo è ancora di più dopo aver vissuto insieme per quasi trent’anni la splendida e tormentata avventura che è stata ed è il Manifesto. Tanto penoso che sarei stato tentato di andarmene zitto zitto, quatto quatto. Ma non me lo sarei mai perdonato. Ed allora eccomi qua a cercare di mettere insieme poche parole per un saluto (...) Sento di avere un enorme debito con gli uomini e con le donne del Manifesto. Il debito di una libertà mai 'concessa' ma sempre scaturita dal confronto, dalla discussione anche aspra sulle idee e sul modo di scriverle o disegnarle". Nel saluto di Vauro, anche un toccante ringraziamento a Valentino Parlato, storico fondatore del Manifesto e artefice di quella libertà che gli ha consentito di esprimere la sua satira senza censure anche sui temi più scottanti.

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Tempo di cambiamenti per il disegnatore toscano, che lo scorso anno ha riportato nelle edicole la storica rivista satirica Male insieme al fumettista Vincino ed ora si appresta a debuttare sul Fatto Quotidiano, dove andrà ad infoltire la già ricca schiera dei disegnatori satirici (Mannelli, Natangelo e Stefano Disegni), mentre dal 25 ottobre sarà di nuovo in tv con Servizio pubblico su La7. Al Manifesto, però, non hanno preso bene la decisione di Vauro di lasciare la redazione, interpretandola un po' come l’addio ad una barca che sta affondando. La stessa Norma Rangeri, alla direzione del quotidiano nel suo momento più difficile, non ha nascosto il dispiacere di fronte all’addio inaspettato di Vauro, definendo "non condivisibile" una scelta arrivata nel bel mezzo della battaglia per la salvezza che Il Manifesto sta combattendo da mesi.

Il commento della direzione non ha lasciato spazio ad interpretazioni: "La decisione di Vauro di lasciarci ci sorprende. E ci amareggia. Perché riguarda una persona che ha contribuito a scrivere la storia del nostro giornale. Il Manifesto sta attraversando il momento più difficile della sua esistenza quarantennale. La direzione, la redazione, i tecnici, tutte e tutti sanno di avere un futuro incerto, perché siamo 'in liquidazione' e del doman non v’è certezza (...) In momenti di crisi come questo è difficile lavorare senza un ritorno economico adeguato. Eppure abbiamo sempre pensato che le idee, la libertà di opinione e di espressione, il confronto anche aspro ma sempre franco, la passione per la battaglia politica, fossero una garanzia per poter continuare a combattere. Forse ci siamo in parte illusi. L’uscita di Vauro, che va al Fatto Quotidiano, lo conferma". Un messaggio che si conclude con l’augurio non troppo convinto che il vignettista possa trovare al Fatto la stessa autentica libertà di espressione che per decenni gli ha riservato il Manifesto.

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