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Vincenzo Costantino, il terzo uomo

Di Giuseppe Catino

'Un clochard fuori moda in una boheme da tre soldi, sgrana la sua filosofia da marciapiede, un libertario, un anarchico. Sembra identificarsi con uno dei personaggi degli inserti prosastici che si alternano alla sua narrazione in versi…' E’ una descrizione, tratta dal sito ufficiale, di Vincenzo Costantino, detto ‘Chinaski’, poeta milanese classe 1964. Dall’ 11 novembre scorso è nelle librerie con una raccolta il cui titolo pare essere una lezione di vita da marciapiede: ‘Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare’.

‘Il titolo della raccolta - spiega Costantino ad Excite - Nasce dalla cognizione di causa. Se si osserva la vita, non la si può pensare perfetta, irreprensibile. La storia è fatta di vite che hanno macchiato, sporcato a volte, ma che hanno comunque fatto storia. Chi non pecca, secondo l'accezione comune, crea dei limiti alla propria esistenza. Se si è curiosi la vita liscia non la butti giù. La si corregge. Ma la correzione non è qualcosa di etilico o lisergico, ma è biologico, è l'umana curiosità che ti spinge a correggere continuamente i passi cercando quelli giusti, incappando spesso in quelli che tutti chiamano i peccati’.

‘Scuola di Vita’ è il titolo della poesia che inaugura il libro. Una sberla alla Chiesa istituzione. ‘Cosa penso della Chiesa? Il peggio. Non credo nella chiesa, sono anticlericale. Si tratta di una holding a delinquere. Se Dio esiste non ha bisogno di mediazioni. Il mediatore è sempre stato un ruffiano’.

La periferia milanese. Un luogo, una musa ispiratrice che diventa concetto da cui si fanno largo inni dalla straordinaria forza d’urto. Urla cariche di Malinconia, ‘assenze e mancanze’, quotidianità, treni e stazioni. Pasolini e Pavese. Birra e Bar.

'I riferimenti alla periferia sono solo il riconoscimento della provenienza. Sapere da dove si viene, non dimenticarlo, ti aiuta a capire dove stai andando e dopo scegliere dove vuoi andare. L'aspetto di Milano rispecchia quello del paese. Completamente diverso rispetto ad alcuni decenni fa. Un esempio? La televisione. Raccontava cosa succedeva nel paese, ora nel paese succede quello che dice la televisione. L'autonomia di pensiero è diventata il bene più prezioso. Il popolo pensa a comando, la previsione di Pasolini e pressoché avverata. L'appiattimento culturale è avvenuto’.

Proprio a Pasolini è dedicata ‘Annoiato’. ‘Di fronte a quel che sta capitando in Italia sarebbe volato mano nella mano con Monicelli. Siamo la nazione del riciclaggio, è la cosa che sappiamo fare meglio. Siamo l'unico popolo che non ha mai fatto una rivoluzione, abbiamo sempre pensato alla pancia, mentre era il culo quello da salvare’.

LA STAZIONE – Nel libro non mancano richiami alla Stazione, ‘non luogo’ per eccellenza. ‘Le stazioni sono quasi un momento di transito, un’ area neutra tra l'inizio e la fine, soste di servizio. Più stazioni accumuli, più fagociti vita, storie inizi e fini. Ho viaggiato molto, ma non è mai abbastanza. Mi piace scoprire mete inusuali, più vicine di quanto si pensi, la mia America in questo momento è L' Abruzzo e la mia personale località esotica è la Sardegna, ma l'Ogliastra non Porto Cervo, la Barbagia non la Costa Smeralda’. L’Altrove dunque, mete sottratte all’omologazione, esiste ‘Certo, da sempre, ed è a portata di mano’.

HO COMPRATO UN PAIO DI SCARPE ROSSE, BELLE COME L’ASSENZA – E’ uno dei versi contenuti in ‘Catrame’ ‘L'assenza è il definitivo, è la chiusa finale ho sempre amato le mancanze più delle assenze perché la mancanza consente un ritorno, forse l'assenza no, ma attrae sempre in virtù di quella curiosità di cui sopra. L’assenza è un assedio, diceva Piero Ciampi. Meglio che ti manchi una persona, un luogo, anziché sapere che è assente per sempre, che non c'è più. In quella poesia l'assenza è bella perché ha il fascino della strada che ti sta portando verso... ma è una strada che nessuno ha voglia di asfaltare…non si facilita il compito al Catrame’. E le foto? ‘Non alleviano il malessere causato dall’Assenza. Le foto sono una tortura. Fanno bene ai ricordi di pancia ma uccidono i ricordi del cuore’.

LA SCRITTURA CREATIVA - E’ possibile insegnare a scrivere? ‘Scuole di scrittura creativa non ne ho mai frequentate, non so cosa insegnano e come insegnano. Posso affermare solo che se tutti nel tempo avessero seguito le regole di scrittura, nessuno avrebbe mai inventato un nuovo stile, un nuovo modo di fare letteratura. Quelli che leggo non credo abbiano mai frequentato corsi.. possono insegnare a scrivere, ma non di cosa scrivere’. E gli scrittori preferiti? ‘Su tutti per la poesia Francois Villon, per La Narrativa Cesare Pavese e Dostoevskij. Bukovski? E’ nella top ten, ma non nei primissimi posti. Il Chinaski è un retaggio adolescenziale’.

VINCENZO E VINICIO - Su youtube sono gettonatissimi alcuni ‘Match’ letterali con protagonisti Vincenzo Costantino e Vinicio Capossela. ‘Siamo amici dal 1994, l'anno che è morto Bukowski! E gli amici a volte fanno delle cose insieme. Ci siamo conosciuti per caso. Io amo scrivere lui ama leggere...'.

IL TERZO UOMO – Dalla raccolta ‘Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare’, la poesia 'Il terzo uomo':
Una città qualunque,

una strada principale.

Una finestra di quelle dei piani bassi

con le inferriate.

Dentro

una donna dai capelli imbiancati

dall’abitudine

intenta a stirare maglie, camicie e

mutande

per un uomo che tornerà a casa

probabilmente imbestiato dalla birra.

Sul fuoco fa compagnia una pentola

che borbotta l’odore di un cavolfiore

da ormai più di un’ora.

Un uomo cammina di fretta

e, incrociando la finestra, pensa

alla sfortuna di quella donna.

Un secondo uomo cammina pensoso

e,incrociando la finestra, pensa

alla puzza del cavolfiore.

Il terzo uomo passeggia come se non

avesse un cazzo da fare

e, incrociando la finestra,si ferma

guarda dentro

spinto dalla curiosità e dalla fame di vita.

Tira fuori un taccuino

riprende a passeggiare

come se non avesse un cazzo da fare

e scrive

questa poesia
'.

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