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Violentatore rumeno aggredisce anche in carcere

Quando giovedì notte è entrato in carcere, Joan Rus il rumeno di 37 anni che ha accoltellato e violentato una studentessa africana all'uscita della stazione ferroviaria 'La Storta', ha tentato di aggredire anche la psicologa di Regina Coeli. Le guardie del penitenziario l'hanno fermato in tempo, immobilizzato e rinchiuso in cella d'isolamento, dove adesso è sorvegliato a vista, giorno e notte.

Il pubblico ministero, Erminio Amelio, è intenzionato a chiedere il giudizio immediato per Rus che ha già dei precedenti penali nel suo Paese (era stato arrestato tre volte per furti, senza però spingersi all'aggressione sessuale) e resterà in carcere con l'accusa di tentato omicidio, sequestro di persona e violenza sessuale. Il pm è in attesa di ricevere la perizia affidata al Ris sugli indumenti indossati dalla ragazza e sul coltello.

La ragazza che ora riposa nella sua stanza del reparto di chirurgia d'urgenza al terzo piano del San Filippo Neri, ha ringraziato i 'due angeli', così li ha definiti lei stessa, che l'hanno salvata. I due, un meccanico di 53 anni e un tecnico di computer di 31, hanno visto la scena e avvisato i carabinieri: "Passavamo di lì per caso quando io e il mio amico abbiamo visto una donna in mutandine e reggiseno". ha raccontato il meccanico. "Poi ci siamo accorti che c'era un uomo che con un braccio copriva la bocca alla ragazza. All'inizio abbiamo avuto paura e siamo saliti in macchina, ma poi siamo andati a chiamare i carabinieri. Adesso vorremmo solo vedere un sorriso sul volto di quella povera studentessa. Ma non ci sentiamo per niente angeli o eroi, abbiamo solo fatto il nostro dovere".

La studentessa al Tg1 ieri sera ha dichiarato: "Non lascio Roma, voglio continuare la mia vita com'era prima di questo incubo, continuerò a studiare, tra pochi mesi finirò il master in economia e non sarà nessun criminale a cambiare i miei progetti".

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