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Viterbo, acqua all'arsenico: cittadini contaminati, i dati shock dell'Iss

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Scoppia l'allarme arsenico a Viterbo e in 16 altri comuni della zona. A denunciare una presenza del semi-metallo due volte superiore al limite di tolleranza nelle persone sono i dati di una serie di rilevazioni effettuate dall'Istituto Superiore di Sanità, che ha scoperto in un campione della popolazione locale una concentrazione di arsenico nelle unghie pari a 200 nanogrammi/grammo contro gli 82 nanogrammi/grammo di quello di riferimento 'a norma'.

Colpevole dell'avvelenamento è l'acqua, che contiene quantità dell'elemento - catalogato come cangerogeno dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) - di gran lunga superiori al limite di tolleranza: nel comune di Capranica, per esempio, la concentrazione rilevata è di 43 microgrammi/litro contro i 10 microgrammi/litro ritenuti non pericolosi per la salute. Una situazione che non risparmia i bambini e che nel caso di chi beve l'acqua del rubinetto e la utilizza per cucinare è anche più grave: in queste persone, infatti, l'Iss ha rilevato una concentrazione di arsenico nelle urine di 20 microgrammi/litro contro i 15 microgrammi/litro considerati normali.

Ma di chi è la responsabilità di quanto sta accadendo nel Lazio, dove sono complessivamente 50 i comuni che si trovano in questa situazione? L'inquinamento da arsenico delle falde acquifere dipende da una normale dissoluzione dei minerali contenuti nelle rocce e dall'estrazione massiccia fatta per uso industriale, con conseguente liberazione della polvere nell'ambiente. Il problema quindi è su più livelli e per essere contrastato efficamente richiede la messa a norma degli acquedotti con appositi dearsenificatori. Una questione tuttavia mai affrontata con decisione dalla precedente giunta del Lazio, come ha denunciato questa mattina il ministro della Salute Renato Balduzzi, che però dopo l'incontro con il nuovo presidente, Nicola Zingaretti, ha detto di confidare "che adesso sia possibile affrontare con sollecitudine la questione e arrivare al più presto ad una positiva soluzione".

Intanto, comunque, la popolazione delle aree interessate vive una situazione di estremo disagio. A gennaio, infatti, i sindaci hanno comunicato la non potabilità dell'acqua, vietando ai residenti di bere, cuocere, preparare alimenti e bevande, lavarsi i denti e fare docce se si soffre di particolari intolleranze cutanee con quella che esce dal rubinetto. L'unica acqua consentita è quella in bottiglia o erogata da alcune fontanelle sicure: "Qui si fanno le file alle casette dell'acqua come nel dopoguerra. E si distribuiscono i 'buoni' acqua come un tempo le 'tessere del pane'", ha detto a proposito il primo cittadino di Capranica, aggiungendo che "il Comune si è indebitato per aiutare bambini, anziani e donne incinte". Ma non solo.

L'acqua inquinata sta infatti avendo ripercussioni anche nell'industria che la usa. Anche nel pane sono stati rilevati quantitativi di arsenico superiori alla norma e sono in corso analisi per verificare l'edibilità della verdura coltivata in loco. E a molte attività le Asl territoriali hanno imposto e/o stanno imponendo la chiusura dietro richiesta dell'Ascom, che però allo stesso tempo sta organizzando una class action contro i Ministeri competenti e la Regione Lazio "il risarcimento dei danni subiti, fino ad un massimo di 1 milione di euro ad attività".

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